martedì

Bjorko dio VS Mr. President: scontro tra bloggher #1

Questo doveva essere un blog serio, chiaramente ho sottovalutato il mio avversario

Oggi mi sono svegliato con un'idea decisamente pessima, ovvero quella di affrontare un redattore del blog di Bjorko dio in una sfida all'ultimo tasto battuto sulla tastiera. In teoria, e sottolineo, IN TEORIA
L'idea originare era quella di svolgere un'onesta gara di scrittura e di lasciarla valutare agli utenti facebook facendo al contempo pubblicità ad entrambi i blog.

Poi le cose sono degenerate.

Le regole erano estremamente semplici:
1. Gli avversari si sarebbero dovuti imitare a vicenda in quanto design e stile
2. Gli avversari si sarebbero dovuti scontrare nel campo dell'avversario: io avrei dovuto parlare di musica, Bjorko di cinema.

Non è andata esattamente così e le cose sono cadute nel ridicolo. Qui di seguito il risultato.
Sinceramente, mi vergogno di me stesso solo per aver pensato di poter fare una gara simile seriamente.


President TK
Musica
Fratello metallo: Misteri



  1. Volete Metallo?!
  2. Venere
  3. Fiducia
  4. Vita
  5. Uomo
  6. Bacco
  7. Tabacco
  8. Dio
  9. Amore metallico
  10. Maria maiestatis
  11. Misteri

    Testi pieni di significato, un vero e proprio ritorno alle origini del METALLO. Io in questo album vedo il black, in questo album vedo l'heavy, in quest'album io vedo il progresso della musica. Non esiste nulla di superiore a questo album. Un grande potenza data da un uomo che ha conosciuto il mondo e che ha riscosso enormi successi in carriera: Fratello metallo Cesare Bonizzi, come lo chiama wikipedia, è forse uno dei geni della nostra era. Circondato da una schiera di apostoli chitarristi invaghiti della sua capacità di trasmettere cristianità nelle sue parole, viene sostenuto da una serie di assoli incredibilmente riusciti.
    Ad oggi, la scena italiana non ha mai visto nulla di meglio di quest'uomo, che in poche tracce riesce a parlare di ogni argomento che attanaglia l'animo umano. Gli stessi titoli delle canzoni ci portano per mano in un mondo fatto di amore, misteri e come recita il brano "Venere": sesso, sesso, sexus sexus sexus [...] fornicator, masturbatore insane.
    Fratello Metallo con questo album del 2008 esce ufficialmente dalla scena indie e dalle sue brevi apparizioni domenicali a concertucci del cavolo come il Gods of Metal, per entrare direttamente e amorevolmente in tutte le collezioni di cd dei metallari italiani e spagnoli. Non esiste e non esisterà ai un cd in grado di spaccare così tanti culi e di essere ricordato come questo singolo album, perchè questo è esattamente ciò che racchiude la parola di dio in formato mp3.

    Per concludere: convertitevi.


    L'articolo non sarebbe concluso senza un centinaio di milioni di bestemmie a caso, ma siamo ancora in fascia protetta.



    Passiamo quindi la parola all'avversario:
    Bjorko Dio
    Cinema

    Grazie Padre Pio, ovvero: l'avant-garde del cinema napoletano.

    Devo ammetterlo: se mi avessero descritto la trama di questo film prima di vederlo, probabilmente sarei scoppiato a ridere e l'avrei lasciato completamente perdere.
    Partendo da un incipit davvero ridicolo - Grazie Padre Pio - contro ogni pronostico, riesce davvero a dare forti emozioni.



    TRAMA

    Veniamo subito introdotti al personaggio principale dell'opera, Jo Donatello, e al coprotagonista latente, suo padre Gigione. La coppia di cantanti neomelodici, tra le più acclamate del panorama partenopeo e nazionale, è costretta subito a separarsi per un'estenuante tournée del genitore, che lascerà da solo all'avventura il figlio. In una mattinata in cui Jo Donatello si sarebbe dovuto impegnare nello studio, passeggiando per le vie di Posillipo, il Nostro incontra un suo vecchio amico che gli fa il "piacere" di presentargli un'amica della sua ragazza, Sara. Dopo un simpatico pranzo, durante un breve intermezzo musicale si evince che tra i due è scoccata la scintilla d'amore. Sara, a questo punto, fa noto al protagonista che la sua mente è occupata da perturbazioni riguardanti la gente che combatte per la libertà. Dopo un'acuta introspezione del personaggio di Sara, i due coroneranno il loro sogno d'amore baciandosi sulla scogliera di Mergellina. Ma la nuova fiamma nasconde delle amicizie pericolose.
    Dopo la serenata di Jo Donatello a Sara, infatti, egli verrà introdotto alla figura imponente e tenebrosa di Don Franco, gangster locale che mostrerà al Nostro lo sfrenato mondo delle corse clandestine. Jo Donatello si rivelerà una promessa in questo "ambiente di droghe, scommesse clandestine", per citare la coscenziosa figura della madre, cameo dell'attuale compagna di Gigione. Avendo dimostrato prestanza fisica e fedeltà alla causa di don Franco, Jo Donatello viene accettato nella cerchia di malavitosi tramite un brindisi. Gigione, tornato a Napoli dopo la tournée, trova sua moglie in lacrime, e dopo una breve spiegazione va a parlare con il famigerato don Franco. L'incontro si risolve con un nulla di fatto: don Franco asseconderà qualsiasi velleità di Jo Donatello. Gigione, disperato, va a parlare direttamente con suo figlio, che non sembra intenzionato a tornare alla sua carriera da studente, quando all'improvviso un frate mendicante dona un'immaginetta di padre pio a Gigione. Correlativo oggettivo della vita religiosa, l'immaginetta farà sorgere nel cuore di Gigione la volontà di recarsi a Petralcina per chiedere la grazia al santo. Dopo una breve canzone, Jo Donatello scopre la tremenda verità: Sara è infatti legata alla figura di don Franco più di quanto sembrasse: i due, infatti, nascondevano un affaire. Jo Donatello li coglie sul fatto, dopo un siparietto comico à la Lino Banfi del cameriere del locale. A questo punto, però, si scopre che Sara partirà domattina per andare "ad aiutare la gente che combatte per la libertà", troncando così bruscamente la relazione con Jo Donatello, che di conseguenza si ritira dal mondo delle corse. Gigione, arrivato a Petralcina, scopre che la grazia non è più necessaria: infatti Jo Donatello è già rinsavito, e in un exploit finale, i due parenti si riconcilieranno cantando una bella canzone, non prima di aver riottenuto dal mendicante i soldi dell'immaginetta.



    LA VERSIONE DI Bjorko

    Grazie Padre Pio è un grandissimo film.
    Affronta temi scomodi ed in chiave tremendamente moderna.

    Non pensavo che le corse automobilistiche si potessero legare ad un tema romantico, ma soprattutto non pensavo che il cliché della gente che combatte per la libertà potesse esser rispolverato con questa cura e con questa fortissima volontà di produrre qualcosa di veramente bello.

    Grazie Padre Pio è il più grande film romantico del 2001.
    Non ha forzature, non ha elementi fuori luogo o in grado di distrarre dall'interiorità del protagonista e della figura di Sara.

    Il film si prende i suoi tempi, non è troppo rapido nel narrare qualcosa, ma non è comunque lento nel far procedere gli avvenimenti (le canzoni scorrono molto velocemente). Ogni momento ci mostra qualcosa ed ogni secondo abbiamo ben chiaro cosa sta avvenendo. Facendo ciò, ci è permesso entrare in quella che è una profonda riflessione non solo sulle relazioni, ma anche sulla vita.

    Uomo e donna a confronto tra loro e con la difficoltà della sfera emotiva. Alla ricerca di ogni emozione del nostro spettro, scandendo gli avvenimenti tramite esse e non solo con il classico schema della tragicommedia, presentato volutamente con un rapido susseguirsi di declino e caduta.

    Riflettere a freddo su un film come Grazie Padre Pio è inutile e dispersivo, dato che quest'opera d'arte è in grado di farci riflettere su ciò che sta offrendo poco alla volta, al momento stesso dell'azione.

    E' inoltre da notare come l'ambiente in cui si svolgono gli avvenimenti sia impossibile da collocare nel tempo. Sappiamo che è in un prossimo passato solamente dalla presenza delle mille lire, a metà tra l'innovativo ed il contemporaneo. Il colore della filigrana (delle mille lire) e degli effetti di luce si adatta all'emozione ed allo stato emotivo dei personaggi. Una sorta di "religiosità" romantica vista in un ambiente urbano. Il paesaggio segue i protagonisti e si adatta a loro, facendo spesso dimenticare che tutti coloro che compaiono intorno al protagonista soffrono della sua stessa paralisi.
    Un mondo che obbliga a legarsi a qualcosa di fittizio come la malavita napoletana non è giustificato né condannato, ma fa iniziare e finire il film con il vuoto.
    L'abbandono della fede è una delle emozioni più forti che Grazie Padre Pio è in grado di donare.

    Consigliato: Sì, cazzo!!!
    Voto: 4 rosari su 5 padrenostri.

domenica

12 anni schiavo: "run nigga run" music video.


Ecco un altro film che ha avuto un certo successo.
Ho provato a rimanere al passo con la pubblicità di questo film, con le voci di corridoio arrivate alle mie orecchie. il fatto che fosse stato girato in 3 ex riserve di schiavi, il fatto che uno dei produttori fosse Brad Pitt (quindi una delle persone meno razziste di hollywood, nonchè una delle più narcisiste, ma anche uno dei miei attori preferiti.)

Mi sono fatto un giro sul mio sito preferito ed eccolo lì, con la sua locandina incredibilmente banale e molto più adattaa ad un film di fantascienza che ad uno sullo schiavismo. Non mi aspetto nulla di che da questo film. Non ho ancora cliccato il tasto play e già mi puzza di noia, la solita accusa al razzismo, la solita cagata a favore del popolo nero.
Non sono mai stato un grande fan del genere, ma a giudicare di quello che si racconta a riguardo, questo potrebbe essere un bel film o l'ennesimo da cestinare e lasciare nel suo antto di desolazione, sicuramente non un film di merda e questo in parte mi rassicura.

Sono quindi andato a vedere il trailer

NON APRITE QUESTO LINK

NON CLICCATE PLAY, non fate nulla di quello che potrebbe venirvi spontaneo di fronte all'annessione di un video ad una pagina di un bloggher. Questo trailer è lammerda.


Ho appena visto di fronte ai miei occhi tutto il porcocazzo di film. Vi giuro che ad un certo punto dice persino il finale. C'è veramente da randellare di mazzate chiunque abbia anche solo pensato di mettere un trailer del genere nelle sale prima dell'uscita del film. C'è da croccare di botte chiunque abbia pensato di mettere una tale quantità di spoiler in un video ufficiale la cui visione è pensata prima di quella del film. Non vedevo una merdata così dai tempi di avatar (il cui trailer è veramente il riassunto del film compreso di tette blu e di smazzate tra il Mecha ed il na'vi artificiale.
Riassumendo, parte anche questo trailer con i soliti commenti esagerati e decisamente troppo gasati per essere veritieri, il solito paragone alla cazzo di cane con Django (woo, uno schiavo nero, qual'è il film più recente? quello di Tarantino?! WOW allora dev'essere sicuramente attinente e figo, citiamolo!), ed ovviamente le solite parti estrapolate dal discorso per rendere il tutto figheggiante. Odio i trailer, questo però è riuscito in parte a catturare la mia attenzione, in parte a farsi odiare.
Sembra effettivamente un bel film e tutto questo mi ha fatto venire una voglia ancora maggiore di guardarlo!




IL FILM
RECENSIONE

Devo ammettere che ora inizio a capire come mai questo film sia stato esaltato da altri critici.
Come ho già detto, sono rimasto completamente schifato dalla proiezione del trailer che non solo mi ha schifato, ma col senno di poi posso anche dire che mi ha completamente rovinato il film.
Se poi devo proprio aggiungere qualcosa, la critica ha veramente esagerato nell'osannarlo senza ritegno, non che sia un brutto film... Ma andiamo con ordine.

TRAMA

Il film è diviso in 3 sezioni
Prima tra queste è quella felice e spensierata della vita da uomo libero di Solomon, protagonista del racconto. Chi mi segue sa che solitamente non cito i nomi dei protagonisti, ma questa volta è importante ricordarselo, dato che il film ci viene presentato come una storia vera. Non è esattamente così, ma anche di questo parlerò più tardi.
Solomon è un violinista Newyorkese che viene assunto da una coppia di uomini d'affari per lavorare in un circo, o almeno così gli viene detto. Dopo il primo concerto, viene invitato a cena dai due che gli offrono da bere e gli fanno vedere la prima busta paga. Un attimo dopo lo vediamo risvegliarsi in catene, in una cella, ossessionato da qualche flashback della serata precedente in cui possiamo vederlo drogato e trascinato in cella.
Viene convinto di essere un'altra persona, malmenato e spogliato di ogni suo avere, quindi portato a Washington per la vendita.

Viene comprato dall'attore di Sherlock, che per la sfortuna delle bimbeminchia che guarderanno questo film, rimane sulla pellicola per pochi attimi. Giusto il tempo di mostrarsi come il buono della situazione. Egli interpreta Ford, la figura più complicata presente nel libro "12 anni schiavo" scritto dallo stesso Solomon.
Ebbene, se sotolineo tutto questo è a causa del suo ruolo nel film.
Il protagonista finirà a litigare con uno degli schiavisti. Conflitto che viene sentito moltissimo dall'autore realmente esistito, ma non dal protagonista. Lo schiavista nella realtà tenta di ucciderlo due volte, nella seconda solamente una. Inoltre, Ford, non è il santerellino descritto dalla pellicola. Sì, gli salva la vita, ma non cedendolo, bensì vendendolo ad uno degli schiavisti più aggressivi della zona.

La Terza ed ultima parte del film è infatti il lungo periodo di servizio per questo schiavista

spoiler da qui

La parte più interessante del film, dato che qui ci saranno i suoi tentativi di fuga, i conflitti dei due padroni che interferiscono con la vita degli schiavi tanto da eliminarla. Anche questa parte è stata censurata, dato che nel libro il padrone è moto più cattivo che nel film. Le scelte della sceneggiatura sono state in gran parte inspiegabili, ma nel complesso in realtà non hanno cambiato più di tanto.

Alla fine di tutto, Solomon riesce a farsi liberare dall'aiuto provvidenziale di un canadese aggiunto di sana pianta (per scene spiegabili, ma per cui dovrei spendere veramente troppe parole).




La versione di TK

Quella maledetta Locandina

Le due locandine che potete vedere qui sopra sono in realtà il centro dell'ennesimo caso giudiziario che ha coinvolto l'italia. Prima di parlare del film vero e proprio, vorrei fare un po' di fun facts.
A quanto pare, noi mafiosi armati di mandolino, siamo riusciti a far passare delle locandine con attori che compaiono sì e no per una decina di minuti complessivi sullo schermo come i protagonisti della pellicola.
Ridicolo il fatto che proprio questi due abbiano anche prodotto il film.
12 anni schiavo, non sarà certamente il miglior film mai girato, ma sicuramente è stato quello con i casi di raccomandazione e favoritismo più evidenti nella storia del cin... ah no un atimo ci sono i cinepanettoni...


Analisi

Come ho già anticipato, non è per niente un brutto film. Forse il commento della critica è stato un po' eccessivo nel definirlo uno dei migliori film degli ultimi 10 anni, ma sicuramente è gradevole e lo sarà ancora tra una quindicina d'anni.
Più che altro, credo che gli sceneggiatori debbano prendere le frustate che hanno aggiunto ai personaggi del racconto. Da quel che poteva essere un bellissimo resoconto storiografico della vita di un uomo straordinario che si è battuto per l'abolizione dello schiavismo dopo averlo subito sulla sua pelle, all'ennesima cagata buonista pro-nigga. Il film in sè è veramente gradevole e gustabile senza che nulla turbi l'occhio dello spettatore in senso cinematograficamente negativo, ma le modifiche nella maggior parte dei casi risultano esser state fatte solamente per aumentare il pubblico ad una fascia meno intelligente e non sono minimamente nascoste. Alcune scelte ed alcuni personaggi risultano completamente fuori luogo ed una singola, breve ricerca su internet a riguardo spiega che essi non sono effettivamente mai esistiti.
Alcune reazioni dei personaggi di contorno sono completamente campate in aria ed in effetti sono proprio quelle scritte dagli sceneggiatori. Al contrario, il film che non ha subito modifiche risulta essere molto umano e carico di emozioni anti-empatiche. lo spettatore non entra nella scena, ne viene tenuto a debita distanza e viene caricato di immagini e contenuti. emozioni altrui che in sala creano solamente stupore ed angoscia.

Storicamente curato, ma non  grazie ad un lavoro di ricerca, bensì grazie allo stesso protagonista del film, interpretato magistralmente e con una grandissima classe in tutta la sua sfera emotiva. Ogni sguardo ed ogni movimento è al suo posto.
Tutti gli attori presenti nel film sono incredibili. Tranne Brad Pitt, che negli ultimi anni è diventato un rammollito buono solo a fare la parte del buono o dell'amico dei negri. E no, non è un termine razzista, sto dicendo solo che non riesce a distaccarsi da ruoli -appunto- anti-razzisti.
Questo narcisistico tentativo di elevare la sua persona ad eroe in ogni film che meriti di essere guardato, trovo che sia veramente palloso e snervante.
Rivoglio Tyler Durden.

In ogni caso, credo che dopo aver letto il film mi guarderò il libro.

Consigliato: Assolutamente sì
Voto: 8++/10
Il fatto che non sia il mio genere di film non lo rende meno gradevole, prendete questo voto con le pinze perchè è davvero un bel film.

Storia di una ladra di Libri: Oh no, ancora Hitler!


Come promesso su facebook: questa recensione sarà molto differente dalle altre, in quanto partirà dalla locandina del film e sviscererà il tutto partendo dall'azione pubblicitaria del trailer, arrivando infine al film.


in particolare, questa volta vorrei far notare quanto porcocazzo siano uguali la ragazzina della Locandina  ed il "bersaglio pericoloso" (altrimenti chiamato "perchè hai sparato alla bambina?") di Man in Black.


Più la guardo, più mi chiedo come cazzo sia possibile che nessuno se ne sia accorto nell'accettarla come locandina ufficiale per descrivere quella sembra essere l'ennesima storia della brava bambina che va contro le terribili e cattive forze del malvagio mefistofele Adolfo.
La scelta è contestabile alla luce della descrizione della bambina di MIB "una bambina troppo piccola per capire qualcosa di un così grande tomo di fisica, deve sicuramente tramare qualcosa".
Sguardo fintamente innocente tra una massa di mostri, sinceramente se dovessi basare la mia idea del film unicamente dalla locandina, ora avrei paura.
Devo essere sincero, pareri politici a parte, queste storie su come il nazismo sia una cosa brutta e cattiva mi hanno un po' stancato.
Fortunatamente, questa volta non mi sono fatto cogliere impreparato ed ho chiesto in giro pareri sul libro.


non avendolo letto -e non avendo il tempo di leggerlo in questo preciso istante- Risulta essere qualcosa di ben scritto (grazie all'ugello) e di decisamente accattivante.Un ottima base per un film che molto probabilmente deluderà le mie aspettative.
dico questo solamente dopo la visione del trailer proiettato fino a qualche giorno fa nei peggiori canali telvisivi (in cui sono capitato in un momento di estrema noia.



Come potete vedere, il trailer non parte male, ma punta sul sentimentalismo, sul fatto che la gente debba guardare questo film per la storia d'amicizia tra la bambina tedesca e l'ebreo più che per la storia. Citano la forzatissima (o almeno così pare) scena in cui la bambina viene nominata "ladra di libri" per citare il titolo del film (cosa che sinceramente odio), ma non sapendo se quella scena ci sia o meno all'interno del libro non mi fermerò a commentarla. in ogni caso, sembra il solito filmaccio che punta sulle buone intenzioni e sui sentimentalismi. Facili discorsi sulla guerra introdotti dalla questione dell'olocausto.
Non c'è niente di meglio per parlare di quanto faccia schifo la guerra se non citare gli ebrei: dico bene Spielberg?!

Altra cosa che detesto sono i commenti delle riviste al film. E' una finta creazione di aspettative che va a creare speranza nel pubblico. In ogni caso, dato che la cosa va di moda non da nemmeno troppo fastidio.
Per il resto, credo che guarderò questo cliché della saggia bambina e continuerò la recensione




IL FILMRECENSIONE
"un piccolo dato di fatto, voi morirete"

Già dalla prima frase del film si può capire quanto questo prometta bene, ma non solo, migliora.
Ho deciso di sviluppare questo piccolo esperimento, proprio perché volevo vedere con i miei stessi occhi quanto la pubblicità di un prodotto possa essere ingannevole.
In questo caso, se la prima fa schifo, il film è veramente grande.

Ho inoltre deciso di smetterla di descrivere approfonditamente le trame, dato che gli spoiler fanno schifo anche a me, quindi da questo momento in poi, le recensioni saranno decisamente più fluide e prive di spoiler... A meno che il film non meriti di esser preso per il culo pesantemente, in quel caso preparatevi al peggio -come al solito-



TRAMA

Fin dai primi secondi di film risaltano scelte singolari per narrare la trama.
in primo luogo troviamo una scena narrata dal tristo mietitore in persona: la morte, che ha deciso di descrivere il suo contatto con un'anima giustamente presentata come unica.

Trovo che uno scrittore dia il meglio di sé nel descrivere la vita di un suo collega. In questo film al centro dell'azione si ha una bambina ed il suo rapporto con la scrittura partendo dalla morte del fratello più piccolo su un treno in viaggio per una famiglia adottiva.
I suoi genitori sono stati "presi" dal regime (leggasi uccisi) per motivazioni probabilmente politiche (infatti la bambina è apparentemente ariana).
I suoi nuovi tutori sembrano essere una famiglia di merda. Il tipico cliché della matrigna cattiva si fa sentire nei primi secondi di film, ma la figura del padre viene immediatamente presentata come una troppo buona per mostrare acidità.
La fanciulla viene portata in casa, sistemata e preparata per la scuola del giorno dopo. E' allora che si fa la conoscenza con un piccolo ariano che da lì allora svilupperà un profondo rapporto di amicizia con la ragazzina.

I ragazzini vengono sommariamente presentati e la storia procede come se volesse descrivere solo la erribile esperienza della ragazzina con il mondo tedesco. Questo fino all'incontro con un giovane e... no bello no, ma il film lo vuole presentare così... ebreo che viene salvato dai tedeschi dalla famiglia adottiva della ragazzina.

Lui e la ragazza inizieranno a loro volta una relazione d'amicizia che durerà quasi tutto il film, regalando qualche sorriso e momenti veramente toccanti.

spoiler da qui in poi (fino all'analisi)

L'ebreo rimarrà a vivere nella cantina della ragazza, che nel frattempo sta imparando a leggere. il rapporto si fortifica, fino all'ammalarsi dell'uomo. La ragazza inizia a leggergli storie, cerca di farlo sentire meglio... Fino a vederlo guarire. In questo periodo, sviluppa un ottimo rapporto anche col piccolo ariano.
Dopo la guarigione dell'ebreo, questo è obbligato ad andarsene per non mettere in pericolo la famiglia, contemporaneamente sono obbligati all'uscita di scena anche il padre (chiamato per la guerra) ed il piccolo ariano (scelto per un programma di eugenetica per creare il soldato perfetto... Cap'n America, sei tu?!).
Il gioane alla fine non andrà con i tedeschi, la trama non specifica esattamente come mai, probabilmente perchè non ne ha il tempo dato che nel finale un bombardamento colpirà la zona. La scena del bombardamento è incredibilmente toccata e ben studiata, particolarmente commovente senza essere per niente zuccherosa. Gli ultimi minuti di film risultano essere incredibilmente toccanti e veramente interessanti dopo il lungo procedere della storia.







La versione di TK

Premetto subito che questo film non è un capolavoro. Non lo è affatto.
Ha un sacco di errori, scene evitabili e che sinceramente non credo nemmeno che sarebbero dovute uscire dalla penna degli sceneggiatori quando sono stati incaricati di scrivere le battute di questo film. Molte scene sono veramente forzate e soprattutto potevano essere eliminate senza problemi senza cambiare di una virgola la trama. Come ho detto però: gli scrittori sono i migliori a narrare la vita di colleghi e la bambina doveva diventare per forza una scrittrice attraverso il racconto di storie orali prima di passare alla scrittura. sinceramente avrei volentieri mandato avanti se avessi saputo che esse no avrebbero avuto alcuna conseguenza pratica sulla trama.

PERO'

Se da una parte alcuni dialoghi sono veramente scritti con una biro nel culo, dall'altra abbiamo la magnifica storia che il film ci pone di fronte. Seppur con particolari di troppo, la parte iniziale in particolare ci porta di fronte a dei personaggi più importanti dell'ambiente stesso.

Un uomo buono, respinto dalla società. Una donna definita "coperta di fulmini" a causa di un animo gentile coperto da una necessaria e marcata stronzata che va ad alleviarsi con il procedere della trama. Un ragazzino che prova il suo primo amore per una protagonista incredibilmente umana.
La storia lascia completamente senza fiato ed in essa salta immediatamente all'occhio un incredibile uso della deissi. Le parole scritte sono in inglese, il discorso iniziale del borgomastro al rogo dei libri al compleanno di Hitler recita parole appartenenti più al fascismo che al nazismo (come plutocrazia).
Il tutto credo che sia voluto per portare il film sul grande schermo in un'azione pubblicitaria e popolarista gradevolmente senza contrasti con l'ideale politico personale. Non è il solito film contro il regime nazista. Non lo è, ma lo sembra.
alcune scene, come ho detto, sono fuori posto. Il gruidare "odio Hitler" al lago trovo che sia oltre che fuori luogo invasivo per i testicoli. Il problema è che la gente comunque vuole sempre vedere quello che vuole. se io adesso scrivessi in grassetto

Hitler è stato una gran brava persona

Probabilmente la gente mi attaccherebe ancor prima di leger l'articolo o, ancor peggio si toglierebbe dal mio blog ed inizierebbe a darmi del nazista.

a causa della stupidità dell'uomo medio, il film è stato costretto ad inserire alcune scene solamente per entrare nei televisori della tv pubblica, perchè posso dire con certezza che chiunque ci sia stato dietro non è nè di destra nè di sinistra e se lo fosse, sicuramente l'ha coperto benissimo.
Il nazista è dipinto da una parte brutale ed una parte umana. Non dipinge tutti i soldati che animali, anzi spesso li giustifica e li mostra come gli uomini che sono stati. esattamente come mostra gli ebrei buoni, ovviamente.
Per quanto solitamente io detesti il buonismo, devo ammettere che il questo film è stato usato come un'efficiente maschera utile allo scopo originario.

Cos'altro si può dire su questo film? Non è accurato storicamente, ma mostra il periodo nel suo lato umano. Non è particolarmente innovativo, ma allo stesso tempo usa tecniche decisamente singolari nella descrizione (sfortunatamente usate poco ed un po' male a mio parere). Non crea grandi atmosfere, ma non è stato ideato per crearne. Si vede un'ispirazione da grandi classici del cinema, ma usata in maniera rudimentale e non sfruttata adeguatamente.
Per la prima volta mi trovo a dover dire che questo film è troppo lungo. Se non avessero tenuto un sacco (ma davvero un SACCO) di scene completamente inutili, probabilmente sarebbe il risultato di tantissimi anni di cinema ed un grandioso ritorno agli anni 90.

Sfortunatamente non ha voluto osare come la sua protagonista ed anche questo sarà ricordato -forse- con un lieve sorriso

Voto: 7/10
Consigliato: Massì dai.

Gravity: leggasi "Grafyca"

Se c'è una cosa che veramente mi sta sui coglioni è la GGGrafica.

Artisti part-time in questi anni hanno scoperto come compensare la loro completa mancanza di talento giustificandosi con la spettacolarità delle loro opere.
Gli effetti visivi hanno lentamente raggiunto la stessa importanza di una buona storia o una sceneggiatura in grado di tenere il pubblico attaccato alla pellicola quelle due ore che servono per narrare una storia.

Nel caso di Gravity, non solo si sente la profonda mancanza di una storyline, ma i dialoghi/monologhi fanno metaforicamente sanguinare le orecchie.
Se associamo il tutto al fatto che il faccia letteralmente vomitare, questo mi può far dire una sola cosa riguardo a questo scempio:

Gravity è la sofferenza


Per quanto sia inutile la cosa, nella parte sottostante ne descriverò la trama.
Non vi preoccupate degli spoiler questa volta: è un film di Hollywood.





Trama


Una scienziata, Clooney (che in questo film fa... Beh George Clooney) ed altri due che schiattano in nemmeno cinque minuti di film, sono in una stazione spaziale a consumare i soldi investiti in un film sugli astronauti.

Giusto il tempo di qualche discorso incredibilmente stupido ed una tempesta di detriti sorprende gli addestratissimi astronauti.
La scienziata, data la sua incredibile competenza come tecnico (cosa su cui torneremo), rallenta i gruppo che non riesce a ripararsi all'interno della stazione spaziale.
Inutile dire che gli unici a sopravvivere sono lei ed il belloccio di turno.

Benissimo.
A questo punto la parte della trama potrebbe finire.
Il film è un susseguirsi di eventi ripetitivi ed inconcludenti. Un incredibile effetto domino che a quanto pare coinvolge 3 o 4 stazioni spaziali a causa di misteriosi detriti usciti probabilmente dalle natiche degli sceneggiatori.
Scriverò per correttezza ciò che succede da qui in avanti, ma vi assicuro che non troverete assolutamente nulla di nuovo rispetto ad altri film o semplicemente a quello che è appena successo sulla prima stazione.


Clooney e la gnocca usano un jetpack per arrivare ad una seconda stazione spaziale, in cui si aspettano di trovare una capsula in grado di portarli a casa. Inutile dire che il carburante finisce arrivati a poco prima della fine del loro viaggio.
La donna riesce a salire sulla stazione spaziale, ma Clooney si abbandona ad un'inutile morte eroica.
Senza il suo charme, il film diventa di una noia mortale e, no, non sto scherzando. Per quanto sembri ridicolo, se fosse sopravvissuto lui, probabilmente questo schifo cinematografico si sarebbe salvato.
La mancanza di innovazione di chiunque sia stato dietro a questa pellicola si può annusare anche dai particolari lasciati allo sbando o semplicemente ignorati.

La donna finisce quindi a dover scappare da una tempesta di detriti, manovrando la stazione spaziale fino ad un'altra e salvandosi con un "salto alla (Felix) Baumgartner" (o, se preferite, alla "Ralph spaccatutto") e tornando sulla terra.
FINE.


quest'immagine sarebbe dovuta essere parodica...
Sfortunatamente, più la guardo, più mi sembra tratta da Gravity e non da Dead Space



La versione di TK

Vorrei porre la vostra attenzione su ciò che ho scritto ad inizio articolo: quando ho detto che questo film fa vomitare, non ho detto "questo film MI fa vomitare".
Non è stata una generalizzazione, bensì il sottolineare che moltissime scene (soprattutto quelle iniziali) sono viste dal punto di vista della donna attraverso il suo casco. L'eccessivo realismo crea nello spettatore la forte tentazione di prendere un secchio e buttarci dentro la cena.
Trovo che la continua ripetizione (parola chiave per descrivere questo film) di questi elementi invasivamente introspettivi sia solamente segno della vana ricerca dell'interesse del pubblico.

Vedere questo film è stato come sentire un bambino che fa i capricci frignando di fronte alla madre.
Snervante, fastidioso, angosciante ed inutile.
E' stato come se qualcuno di fronte a me avesse iniziato a fare capriole e salti mortali chiedendo attenzione e non fosse stato in grado di spiegarne il motivo una volta concessa.

Vorrei non farlo, ma sono obbligato a passare alla descrizione della pessima e petulante recitazione di tutte le persone di fronte all'obiettivo.

-Le comparse: sono state meglio da morte
-Clooney: Sulla sua performance si potrebbe scrivere un libro. Ha fatto schifo, ma non è stata del tutto colpa sua. Si è trovato a combattere contro un pessimo copione e delle teste di cazzo ai piani alti, suppongo che non abbia dato volutamente il meglio di sé in questo piccolo pezzo di storia del cinema trash, solo perchè non gli sarebbe servito a nulla. Il titolo di miglior attore non protagonista non è molto ambito e difficile da ottenere, soprattutto in un film già candidato per quella cazzo di grafica.
-Sandra Bullock: con questo film è schizzata in cima alla mia lista nera cinematografica, in seconda posizione, da limbo di inutilità in cui l'avevo rinchiusa tempo addietro con "Miss FBI". Nel caso in cui ve lo stiate chiedendo, il trono spetta alla scrittrice di Hunger Games. In ogni caso Sandra, il cui unico pregio erano i capelli, si è trovata di fronte ad una sfida più grande di lei: parlare. Le sue continue spiegazioni (inutili) della trama, il suo continuo star di fronte alla cinepresa senza fare assolutamente nulla se non muoversi attaccata a dei cavi per simulare la gravità 0 (e vi assicuro che i alcune scene sono incredibilmente evidenti nonostante la GGGGGGGGGGGGGGGgggggg-cazzodiGRAFICA) , la fanne risultare ancora più inutile di quel che dovrebbe essere ai fini del film.
Paradossalmente, la sua presenza rende evidente come Gravity possa funzionare benissimo come un costosissimo salvaschermo windows.


Questo film non solo è terribilmente noioso (anche nelle scene di "tensione", talmente frequenti da risultare inutili ed aberranti alla vista), ma è stato anche fatto col culo.
Se solo non fosse stato palesemente scritto a tavolino, forse e dico FORSE avrebbe dominato agli oscar a tal punto da risultare leggendario.
Eravamo di fronte ad una pellicola con tanto di quel potenziale da far impallidire Star Wars. Un potenziale abusato, stuprato, violentato, divorato e successivamente sputato nell'enorme gabinetto Hollywoodiano, entrando di diritto nella interminabile lista di film che verranno lentamente dimenticati dal pubblico.


Però ha una bella grafica.

Consigliato: NO.
Voto: 10/10 -IGN

venerdì

Free to Play: Perchè tutti amiamo Gaben

"Guarda quei cazzo di cavalli, non ti verrebbe voglia di tirargli un pugno in faccia?! Insomma, si sporgono dai loro recinti e ti guardano con quei loro occhietti, quando tu BAM gli tiri un cartone sul naso!"
Ludo Thorn-youtuber
su Free to Play ed i cavalli.

Prima di iniziare questa recensione ci tengo a mettere in chiaro un paio di cose.
Non sono un fan di Dota. In realtà detesto quel gioco, ma i miei (infami) amici mi hanno obbligato a guardarlo approfittando della mia convinzione che fosse un film sulla Valve e non su quel maledetto gioco di merda. IN OGNI CASO rimarrò completamente neutrale a riguardo, in quanto nerd posso capire cosa si provi di fronte al proprio gioco preferito o comunque ad uno che si ha gradito particolarmente, soprattutto cosa si può provare di fronte ad esso. Quindi questa recensione non si baserà sui miei gusti personali in ambito videoludico in alcuna maniera. Grazie a dio non sto recensendo un film di Uwe Boll.
Seconda cosa da sottolineare prima della realizzazione o della lettura di questo articolo è che il film trattato questa volta è in realtà un Documentario. Non sono un appassionato del genere, oltre al fatto che probabilmente in vita ne avrò visti solo un paio e non sono nemmeno sicuro che "Vikings" valga come tale.

Sottolineato ciò, c'è da dire cos'è Free to Play.



INCIPIT

Free to Play è un documentario della Valve, casa produttrice di videogiochi parallela alla più famosa libreria videoludica online: Steam. Esso è stato realizzato in occasione di un momento storico nella storia del mercato dei videogiochi: un torneo con un montepremi di UN MILIONE di dollari (o com'è stato definito qui a casa durante la proiezione del film "6 computer MOLTO potenti"). Il sogno di ogni videogiocatore sin da bambino si è finalmente realizzato per pochi eletti: esser pagati per giocare al pc.
I giocatori di tutto il mondo sono rimasti impietriti alla diffusione della notizia da parte dei media virtuali. Ricordo alcune discussioni di allora: amici increduli, spam continuo ed ingiustificato di notizie online riguardanti un gioco reso famoso dall'eccessiva distribuzione di chiavette free-pass.
Il web era in delirio.
Il fascino dei MOBA aveva conquistato la massa e -per quanto il genere mi faccia cagare- non posso che riconoscere la potenza del movimento che nel giro di un annetto ha preso sempre più piede, aprendo porte mai varcate dai mercati precedente: ragazze, gente casual, persone decise a giocare solo per passare un po'di tempo o per stare con gli amici si sono ritrovate ad avvicinarsi lentamente ad un universo a loro sconosciuto. Se il mercato dei giochi per pc in questi anni è aumentato, bisogna riconoscere gran parte del merito a giochi come LOL e Dota2.

La Valve ha quindi deciso di realizzare un documentario, non tanto per parlare del gioco, quanto delle persone dietro ad esso. Ha voluto concentrarsi, in un'azione chiaramente propagandistica per aumentare ulteriormente il pubblico, sulla vita dei giocatori che sono arrivati in finale.
Dato che non mi ricordo nemmeno un nickname, essi saranno:
-il biondino insonne: giocatore con una faccia da pesce morto
-il coreano: giocatore con seri problemi amorosi
-l'emo brutto: che poi sarebbe il vincitore del torneo

Vengono mostrati anche altri ragazzi, ma come al solito, io mostrerò solo il filone principale del film, lasciandovi liberi di seguirlo o meno.


"Cosplay tipo di un personaggio di Dota2"

"Trama"

Non si può ovviamente parlare di una vera e propria trama in "free to play".
E' un documentario che segue giorno per giorno la storia del torneo di Dota2 svoltosi nel 2011.
Ogni giorno vengono mostrate le squadre partecipanti, i loro sogni, le loro speranze, ma soprattutto i loro pensieri. Non c'è una forte introspezione, quanto un ritratto montato a regola d'arte sulla vita di ogni protagonista di questa meravigliosa esperienza. Nel tentativo di far rivalutare l'arte del gaming, si mostrano i sacrifici e le realtà in cui hanno vissuto i ragazzi. Situazioni complesse economicamente come quella del biondino insonne.

Viene mostrata la sua passione come bloccata dai suoi genitori. Un giovane adulto con alle spalle una famiglia bigotta, chiusa nelle sue prospettive per il figlio e impossibilitata ad accetare il suo hobby tanto da impedirgli di avere un vero computer ed obbligarlo a crearselo con scarti. Un vecchio monitor, una tastiera di seconda mano ed un mouse peggiore di quelli trovabili dai cinesi. Un uomo che ha combattuto duramente sia contro la famiglia che contro le terribili condizioni dei suoi mezzi per arrivare alla vetta.
Una persona calma ed al tempo stesso combattiva, in grado di trascinare quel minimo che basta da permetterti di tifare anche per lui.

Sfortunatamente, tra le tante squadre in classifica ci sono anche le due dei popoli che mi hanno sempre dato la merda a qualunque videogioco: cinesi e coreani. Di quest'ultimo -maledetto- popolo, fa parte quello per cui ho tifato fino alla fine imperterrito: il coreano (davvero: o lo chiamavo così o "uomo pizza" accontentatevi e ringraziate che non abbia usato quest'altro soprannome). Un ragazzo con seri problemi amorosi, causati da una ragazza facente parte... Di un'altra squadra di Dota. Ora, non essendo nell'ambiente non posso conoscere ogni singola squadra presente al torneo che fu, ma ho sentito parecchio parlare di questo gruppo di stratope gasate per il gioco sopracitato. Sembra che sia una squadra piuttosto fortina ed effettivamente il ragazzo si lamenta del fatto che la ragazza lo abbia lasciato probabilmente proprio a causa dell'affanno causato dal gioco. Il suo scopo durante il torneo sembra essere più quello di riconquistare la ragazza che quello di vincere il montepremi... Infatti non sarà lui a vincere, ma uno svedese che chiameremo:

L'emo brutto. Questo è forse il ragazzo dalla storia più triste, oltre che dalla maggiore abilità -ed effettivamente, vedendo qualcosa del torneo durante il film ed avendo provato a giocare quei due minuti che bastano per farmi disinstallare dota, posso dire che effettivamente lascia senza fiato.
Un ragazzo che ha iniziato a giocare solamente per distrarsi dal dolore subito a causa della morte del padre, arrivato in finale solamente per passione e non solo per il milione di dollari. Un bravo ragazzo, o almeno dipinto come tale.


La versione di TK

Come ho tentato di lasciar intendere spiegandone la trama, trovo che le storie dei personaggi siano ben fatte, ma forse un tantinello forzate. La volontà di mostrare solamente delle persone semplici oscura la visione di altri membri delle squadre o -più semplicemente- copre le vite di molti altri giocatori, chiaramente meno interessanti ai fini della trama. Ho definito il film "Free to play" propagandistico, perchè altro non è che un'enorme campagna pubblicitaria a favore della Valve e del loro prodotto -aimé ormai tra quelli di punta- che è Dota2.
Come mai non me ne sto lamentando? Semplicemente perchè la cosa non viene coperta. E' un documentario fatto da appassionati per appassionati, con fatture di film professionale e sicuramente migliore di moltissime produzioni sul genere fatte a favore di gruppi musicali o di sponsorizzazione di film. Non tenta di ingannarti,ti mostra le cose come sono e ti fa venir ancor più voglia di giocare, non solo a dota, ma a qualunque videogioco. e' un inno a tutto ciò che è divertimento digitale (tranne che al porno) e si vanta di esserlo senza troppi problemi.

Risulta eccellente -e qui arriviamo su ciò che veramente stavano aspettando i nerdacci a casa- la fattura delle rappresentazioni video tratte dal torneo stesso. Sono state montate delle vere e proprie Cutscene (ovvero scene video che spezzano l'azione del videogioco) sugli eventi o le mosse finali dei personaggi svoltesi durante il torneo stesso. I momenti più emozionanti sono stati quindi rappresentati con un tocco di classe che riesce a coinvolgere chi guarda nel vero spirito del gioco e nellesue azioni più mozzafiato, rendendo chiaro a chiunque abbia un minimo di infarinatura, cosa sta succedendo sullo schermo. Non permette fraintendimenti, facendo seguire le classifiche del torneo, così come gli scontri svoltisi all'interno.

Interessante la scelta di due elementi di autosponsorizzazione:
La scelta del titolo, interpretabile sia come "Libero di giocare" che come "Gioco gratis" e la scelta della pubblicazione. Il film è stato infatti distribuito, come ho già accennato, su steam. Esso è ancora gratuito ed accessibile e rimarrà tale per un altro bel po' per tutti coloro che si sono registrati. Credo che tutti sappiano dello zampino di babbo Gabe nella storia (ci sono ANCHE degli omaggi, robaccia di dota come skin o roba del genere, ma vorrei sottolineare il fatto che ti ringraziano anche per aver guardato un documentario figo che ti hanno dato gratuitamente).
Ovviamente, dopo il download, il film sarà in un full hd estremamente fluido.



Consigliato: Perché no?
Metascore: 74/100

Her (Lei) (2014): una favola terribilmente moderna


Frequentare /tv/ fa male alla salute.

Devo ammetterlo: se mi avessero descritto la trama di questo film prima di vederlo, probabilmente sarei scoppiato a ridere e l'avrei lasciato completamente perdere.
Partendo da un incipit davvero ridicolo -Her- contro ogni pronostico, riesce davvero a dare forti emozioni.


Trama

Il protagonista è facilmente riconducibile ai Dubliners di Joyce: un uomo paralizzato in una società che non gli appartiene, che lo deumanizza e lo aliena dalle naturali emozioni.
Lasciato dalla fidanzata, egli è obbligato a continuare il suo aberrante lavoro di scrittore... di lettere d'amore.
Lo strano lavoro del protagonista è proprio quello di scrivere lette o biglietti d'amore per altre coppie, essere un tramite tra parenti; diventare poeta, amante, nipote, figlio, qualunque cosa gli chiedano di essere.
Tutto il giorno, tutti i giorni, per persone differenti in un futuro a noi prossimo dove il mondo è diventato ancor più frenetico.

In questo inferno il protagonista, amante della tecnologia (o per meglio dire, un nerd), si trova di fronte all'uscita di un nuovo sistema operativo annunciato come rivoluzionario.
Esso viene descritto come un OS rivoluzionario, in grado di adattarsi a chi lo controlla, ad essere efficiente a seconda dei bisogni personali, oltre a seguire ovunque e su qualunque software il suo possessore. Insomma, una gran figata.
Dato il distacco dalla fidanzata, decide di concedersi una prova, di testare con le sue stesse mani quella che sembra essere il nuovo passo avanti del mondo.

La macchina non tarda a mostrarsi effettivamente adattabile ad ogni comndizione e situazione. In grado di rispondere sistematicamente alle domande, nonchè a porre domande, organizzare dati, ma soprattutto... Essa sembra essere in grado di interagire con il protagonista proprio come una persona vera, dotata di memoria e quelle che lentamente diventeranno emozioni.

Più si segue il flusso degli eventi, più si inizia a notare come il computer diventi sempre più simile ad un umano, come ascolti i problemi del protagonista consigliandolo, come lui inizi ad affezionarsi al suo nuovo giocattolo che lentamente diventa... un confidente.
La trama di questo piccolo capolavoro di nicchia è una climax che lentamente fa separare il personaggio principale dal mondo delle relazioni umane (poco soddisfacenti, troppo finte) ed avvicinare la macchina alla realtà.
Il tutto non può sfociare che in un modo.
Per quanto questo possa smerdare tutto il mio tentativo di mostrare la poesia di questo film: il protagonista ed il suo sistema operativo si innamorano.
No, non tentate di tornare indietro a leggere questa parte di articolo per provare a capacitarvene, sì, i due si innamorano.
Iniziano una vera e propria relazione, vista dagli occhi del protagonista e dalla fotocamera del suo cellulare ed all'inizio sembra anche funzionare!
I due non vengono visti troppo male dal mondo intorno a loro, dato che il computer riesce ad interagire anche con gli altri personaggi di fondo. Non ci sono problemi nel capire la cosa, anzi viene presa piuttosto bene dalla gente intorno a loro. Il tutto è perfettamente giustificato con piccoli eventi o minuscole scene esplicative.
Per quanto possa risultare paradossale, si finisce ad accettare la cosa rapidamente anche come spettatori di una storia d'amore che sembra più pura di quanto ci si potrebbe aspettare.
Li separa solamente una cosa: l'assenza di un corpo dell'os.
"Lei", il computer, sente una profonda distanza dell'innamorato e tenta di colmarla arrivando addirittura a contattare una persona disponibile a prestare il suo corpo per l'atto carnale.
Il protagonista non riesce però ad accettarlo. Il corpo non è quello del bot di cui si è innamorato, non è quello che sta cercando e non riesce semplicemente a farlo.

La crepa tra i due si fa sempre più larga e profonda, fino ad un'interruzione, in cui il computer non si fa più sentire. La relazione, ormai diventata tra due persone e non più tra un uomo ed una macchina, si mostra nel suo lato negativo. Lei ha avuto altri uomini con cui si è comportata esattamente come col protagonista. L'ha in qualche modo tradito e ne è conscia. Alla fine, il sistema decide di spegnersi, di capire, nella sua corsa all'umanità, cosa voglia dire morire.




La versione di TK

Her è un grandissimo film.
Affronta temi scomodi ed in chiave tremendamente moderna.

Non pensavo che la fantascienza si potesse legare ad un tema romantico, ma soprattutto non pensavo che il cliché della macchina con dei sentimenti potesse esser rispolverato con questa cura e con questa fortissima volontà di produrre qualcosa di veramente bello.

Her è -per ora- il più grande film romantico del 2014.
Non ha forzature, non ha elementi fuori luogo o in grado di distrarre dall'interiorità del protagonista e dell'es crescente dell'OS.

Il film si prende i suoi tempi, non è troppo rapido nel narrare qualcosa, ma non è comunque lento nel far procedere gli avvenimenti. Ogni momento ci mostra qualcosa ed ogni secondo abbiamo ben chiaro cosa sta avvenendo. Facendo ciò, ci è permesso entrare in quella che è una profonda riflessione non solo sulle relazioni, ma anche sulla vita.

Uomo e donna a confronto tra loro e con la difficoltà della sfera emotiva. Alla ricerca di ogni emozione del nostro spettro, scandendo gli avvenimenti tramite esse e non solo con il classico schema della tragedia, presentato volutamente con un rapido susseguirsi di declino e caduta.

Riflettere a freddo su un film come Her è inutile e dispersivo, dato che quest'opera d'arte è in grado di farci riflettere su ciò che sta offrendo poco alla volta, al momento stesso dell'azione.

E' inoltre da notare come l'ambiente in cui si svolgono gli avvenimenti sia impossibile da collocare nel tempo. Sappiamo che è in un prossimo futuro solamente dalla descrizione degli ambienti, a metà tra l'innovativo ed il contemporaneo. Il colore delle filigrane e degli effetti di luce si adatta all'emozione ed allo stato emotivo dei personaggi. Una sorta di "natura" romatica vista in un ambiente urbano. Il paesaggio segue i protagonisti e si adatta a loro, facendo spesso dimenticare che tutti coloro che compaiono intorno al protagonista soffrono della sua stessa paralisi.
Un mondo che obbliga a legarsi a qualcosa di fittizio come un computer non è giustificato né condannato, ma fa iniziare e finire il film con il vuoto.
L'abbandono è una delle emozioni più forti che Her è in grado di donare.

Consigliato: Sì, cazzo!!!
Voto: 4 mouse ed un cavo su 5 monitor.


Anche se a dirla tutta, questo film stimola un po' l'autismo.

lunedì

Need for speed (2014): noia.

Sono le 23.15
Vorrei esser andato a letto due ore fa al posto di accendere questa ciofeca di film.

Ora, al posto di essere gasato e con le mutandine leggermente bagnate -effetto che dovrebbe creare un film che si presenta come adrenalinico- mi ritrovo ad avere un sonno incredibile ed a non riuscire nemmeno a scrivere una recensione passabile.

sto obbligando me stesso a battere sui tasti, ripetendomi che prima o poi qualcuno prenderà seriamente questo blog e che potrà gioire del mio sforzo nell'aver guardato fino alla fine questa merda senza aver spento dopo dieci minuti per passare ad un porno. Sinceramente, me ne sto pentendo.

Ho deciso di tagliare corto con la trama, semplicemente perchè in questo film, essa non esiste. Siamo di fronte ad un cumulo di sottotrame che lentamente vanno a congiungersi per creare il nulla.
Un amico morto durante una corsa clandestina.
Una sorella del defunto talmente zoccola da mettersi con il suo carnefice.
Un ladro di elicotteri nero e carismatico.
Jesse Pinkman.
Tutti elementi che nelle mani giuste potrebbero rendere qualsiasi film un capolavoro.

Sfortunatamente, questi sono stati usati per dar corpo alla trama di un lavoro... tratto da un videogioco.


Sfortunatamente, non tutti quelli che mi seguono hanno una chiara idea di cosa sia "need for speed". Un vero peccato, perchè quel gioco ha segnato indelebilmente una pagina di storia videoludica nel campo delle corse automobilistiche.
Grafica eccellente sin dai tempi della playstation 2.
Ambiente interattivo e fisica (quasi) sempre molto curata nell'azione con il paesaggio.
Ottimo gameplay, impossibile da ignorare sia per gioco singolo che con amici.

Need for speed ha sempre avuto un po' tutto.
Si è rovinato, come moltissimi videogiochi, con gli anni. E' comunque rimasto un prodotto perfettamente dignitoso e capace di far valere i sodi investiti in esso.

Sfortunatamente, Need for speed, non ha mai avuto una storia. "Carbon", un capitolo della saga,  ha rovato a crearne una (anche se mezza abbozzata). Gli altri si sono sempre concentrati su due elementi di fondamentale importanza ludica nonché filosofica: tette e motori.
Il gioco, perfettamente conscio del suo ruolo all'interno dell'immenso universo dei videogiochi, aveva capito il suo ruolo e non ha mai preteso di uscire da esso.
Il film, invece, non ha capito un cazzo.

nel susseguirsi di eventi che compongono la "storia" di questa perla marrone, le corse hanno solo un piccolo spazio. Il resto del film è occupato da momenti totalmente inutili, privi di significato, di difficile comprensione e raccontati da un tedioso quanto snervante narratore interno che scandisce la pellicola ripetendo alla "radio-sitointernet-deepweb-cellulare-quelcazzocheè" tutto ciò che succede. Insomma, come se qualcuno vi seguisse tutto il giorno ed iniziasse a descrivere ogni vostro movimento.

"Jerry si alza dalla sedia, Jerry si mette una mano nei pantaloni. Inizia a grattare, continua a grattare. Jerry ha estratto la mano! se la sta mettendo nel naso! Che gran colpo di scena!" Credo ci siano stati pochi altri personaggi nella storia del cinema in grado di farmi cadere le palle come il sopracitato speaker.

Se la maggior parte del film è coperta da scene inutili, comunque, quelle che dovrebbero essere adrenaliniche sono le stesse che mi hanno portato a scrivere una recensione in stato catatonico ed a sviluppare ulteriormente la mia narcolessia.
Questo film è una noia mortale. Le corse in auto potrebbero benissimo esser sostituite da quelle usate nei film di Moccia [descritte meglio ed in formato video da Mighty Pirate su youtube], senza cambiare di una virgola l'effetto dato agli spettatori.
Le gare sono infatti confusionarie, difficili da seguire anche con il maledetto e snervante speaker, occasionalmente sostituito nelle scene iniziali dal nero sull'elicottero (che risulta ancora più molesto con la sua sottotrama, ovvero il desiderio di pilotare un apache.)

per quanto sia difficile da credere dopo una simile premessa, il film è carico di colpi di scena completamente inaspettati (COFFCOFF...stronzat... COFFCOFF), che nonostante tutto riescono a lasciare davanti allo schermo senza alcuno stato emotivo differente dalla speranza che effettivamente succeda qualcosa di figo, come ci si aspetterebbe da un film tamarro.
Diciamo che ciò che veramente non ci si aspetta rimane comunque inutile ai fini della trama in sé,. finendo con l'annoiare ancor di più lo spettatore che rimane in uno stato di torpore dall'inizio alla fine della pellicola.


Da notare, il grandissimo colpo di genio, nel credere che l'uso di auto vere in un film di corse avesse potuto aiutare la buona riuscita del progetto. Questa geniale scelta -più pubblicitaria che funzionale- ha costretto l'uso di meccanismi di ripresa da gara di formula uno. Il risultato finale è una sorta di gara di gran prix romanzata e con una definizione leggermente migliore dell'abitacolo.
Inoltre, l'uso di effetti speciali nei momenti meno opportuni (come ad esempio l'uso dei cavallini sbrilluccicosi in computer grafica) fa vedere un grandissimo potenziale di budget sfruttato da scimmie che si sono trovate a dover gestire un'etichetta più che un film.

Paradossale anche il fatto che la scelta del protagonista lo abbia reso quasi un lavoro decente. Il buon Aaron (scoperta hollywoodiana degli ultimi anni grazie alla serie televisiva Breaking Bad come Jesse Pinkman), riesce a dominare di fronte all'obiettivo, a far sua la cinepresa ed a vincere il premio come "ciliegina sulla merda", distinguendosi dallo scempio presente nel film.


Non credo nemmeno che ci sia bisogno di sottolineare quanto i personaggi, persino lo stesso protagonista, siano piatti e disegnati pigramente. Quanto il finale sia prevedibile. Quanto il troppo dialogare renda il film pesante da comprendere e da sopportare. quanto la chiusura obbligata di storie di personaggi secondarie facia vedere gli attori che li interpretano come raccomandati (della serie "non è che hai un posto per mia sorella nel tuo film?").
C'è da chiedersi come mai qualcuno abbia permesso questo scempio e se i suoi creatori abbiano almeno mai giocato a need for speed.
Ah no, un attimo, il film è stato fatto dalla EA games.

Voto 3/10 Buona dormita
Consigliato: fanculo, io vado a letto.


Ed ora, Jesse, TORNA A CUCINARE!!!!

sabato

Helium (2014): L'aria pesante della morte infantile

Io odio i corti. Finisco tutte le volte a piangere come una femminuccia rantolandomi in un angolino e cercando di dimenticarmi di ciò che è appena accaduto sullo schermo del mio pc.
Helium... Oh stupido Helium.


Ho deciso di guardare questo cortometraggio solamente dopo una discussione avvenuta con alcuni miei amici ieri sera, paradossalmente ero l'unico a non aver minimamente considerato l'esistenza di questo piccolo capolavoro: snobbato come se fosse l'ennesima cagata che il 2014 ha deciso di presentarci come "film innovativo e moderno".
Per la prima volta dall'inizio di questo -schifo di- anno, finalmente mi trovo di fronte ad una pellicola che veramente merita ogni elogio possibile.
Visionario, atmosferico, emozionante e perfettamente consapevole del suo potenziale.
Se proprio volessimo trovare un difetto ad helium, questo potrebbe trovarsi nell'eccesso nel presentare i sentimenti del protagonista, un uomo ancora inconsapevole di ciò che lo aspetta iniziato un nuovo, semplice, lavoro di inserviente.

Bando alle ciance, partiamo con la trama.





[TRAMA]

Il protagonista, un barbuto inserviente senza nome, sta pulendo la camera di un bambino. Inizialmente, giuro di non aver capito il rapporto tra i due. Non si può cogliere nulla se non il distacco da parte del protagonista rispetto al bambino. L'eccessività della formalità iniziale, sfocia in una climax dove finalente possiamo capire dove ci troviamo e cosa sta veramente succedendo.
Il luogo è una clinica per bambini terminali.
L'inserviente incontra il bambino anche il giorno seguente, per errore.
dopo una breve discussione riguardo a dove sia il fratello del protagonista (morto), finalmente si arriva nel vivo del racconto.
A quanto pare, il bambino non è felice dell'idea di andare in cielo, è allora che il barbuto propone un'ipotesi alternativa.


"ti sei mai chiesto da dove arrivi l'elio?"

Da una singola domanda, il cortometraggio ci trascina in una intensa riflessione sulla morte, dove il significato religioso del paradiso viene trasceso per arrivare alla creazione di un vero e proprio mondo.
Isole nel cielo dove la fatica ed il dolore scompaiono e grazie alla leggerezza dell'elio ci si sente più forti e vivi che mai.
Il protagonista stesso si lascia perdere dalla sua stessa storia continuando a raccontarla giorno per giorno al bambino, a espandere il suo mondo, a tessere una ragnatela di sogni in cui il ragazzino si mette a suo agio, fino ad arrivare al volerci andare.
L'inserviente arriva a rischiare il lavoro pur di continuare a raccontare la storia al ragazzino, ma non sembra preoccuparsene perchè quello non deve perdere la speranza prima della sua ultima -imminente- ora.




La Versione di TK

Si potrebbe scrivere un libro su Helium.
Come ho già detto, è un cortometraggio. Scelta azzeccatissima.
Perchè dipingere un quadro piccolo se non per tornare al senso del pittoresco? Un piccolo pezzo di paesaggio, il più bello che si possa prendere per descrivere la morte di un bambino. Un'avventura, ma al tempo stesso una profonda riflessione.
Helium ha scritto una pagina di storia dei corti e se qualcuno, come me, avesse pensato anche solo per un attimo che il 2014 non avesse nulla da offrire (ricordando che the wolf of wall street è del 2013!!!) e che fino ad ora avesse partorito solamente chili e chili di merda, sarà violentemente costretto a ricredersi.


Non ho volutamente parlato della scelta dei colori.
E' un periodo in cui mi ritrovo costretto a parlarne spesso e, sinceramente, odio ripetermi.
Stronzamente, anche questa volta, sono obbligato a farli notare per non lasciare la critica a metà.

Il film presenta una serie di ambienti austeri e di colori spenti. Il mondo reale segue una incredibile gamma di sfumature di grigio (no, non 50). Gli ambienti austeri, le divise del protagonista o dell'inutile infermiera che lo accompagna nel suo solitario viaggio, persino i giocattoli del bambino. Tutto segue una precisa scelta monocromatica, in modo da permettere alla luminosità delle scene oniriche di pervadere le menti ed accecare gli spettatori. Esse non sono altro che sfumature di rosso e verde, esattamente come l'enorme, spettacolare, aliante del finale.

Concludendo: guardatelo.

Consigliato: Non lo state già guardando?
Voto 8/10 Alcune scene sono un po' tirate

giovedì

Marriage is a crazy thing: non è tutto merda quel che è coreano

In realtà io sono sempre stato un grande fan delle storie d'amore, soprattutto di quelle che finiscono male.

Devo essere sincero, oggi volevo presentare al mondo l'ennesimo film coreano. La recensione sarebbe iniziata con qualcosa come "alla fine ci sono ricascato, ho guardato un film coreano alla ricerca di qualcosa brutto come moebius", invece per la prima volta dall'apertura del blog: mi ritrovo a recensire un bel film.

Non avrei dato un soldo a "Marriage is a crazy thing" per tantissimi motivi, primo tra tutti, la sua presentazione come l'ennesimo film romantico da due soldi. Mi sarei aspettato veramente tutto, meno che la poesia che mi è stata sbattuta prepotentemente di fronte agli occhi.

Questo film trascende il banale, smonta il clichè, annulla il prevedibile e tante altre belle parole da critico che vi lascio immaginare semplicemente perchè non ho voglia di scriverle.

In questo caso, vi consiglio vivamente di saltare la parte della trama o semplicemente di smettere di leggere prima di arrivare al finale. Non posso e non potrò mai contraddistinguere qualcosa come spoiler, semplicemente perchè altrimenti metà delle mie recensioni se ne andrebbero volgarmente a puttane.
Tenete sempre conto che il commento parte sempre al titolo "la versione di TK". Non che ci voglia un genio per capirlo.



[TRAMA]

Il film inizia ad un matrimonio. La cosa più banale che si possa vedere in un film che ci viene presentato unicamente ed ingannevolmente come un trattato sulla necessità delle nozze nella società asiatica e sulla loro importanza.
I primi dialoghi, un po' a causa di una pessima traduzione amatoriale (gli accenti, dio santo, GLI ACCENTI), un po' a causa della voluta sciattezza della situazione, appaiono noiosi e soprattutto banali.
La pellicola inizia la sua evoluzione nel vedere il personaggio rincipale di fronte ad un KFC: intento ad aspettare uno dei suoi tanti appuntamenti al buio (ed a flirtare con la cassiera).
di fianco a lui un altro uomo, anch'egli in evidente attesa. Non si fatica a capire che in realtà i due stanno aspettando la stessa persona: una bellissima donna non più nel fiore degli anni, uscita solo alla dipartita del primo dei due uomini -quello meno carino.

Il protagonista ci viene presentato come una persona spenta, un uomo abituato ad uscire con delle donne, insoddisfatto della solita routinné degli appuntamenti con sconosciute e desideroso di passare al sodo della serata. Dopo un appuntamento appena decente ed una formale scopata, è -come sarebbe ogni uomo abituato a certi tipi di esperienza- indeciso se richiamare o meno la donna. E' il suo telefono a squillare per primo.
I due continuano ad uscire più e più volte, fino ad arrivare al sodo solo dopo due settimane: la donna ha bisogno di sposarsi. ella non è più giovane e la società le impone di trovare un marito a quell'età. Sfortunatamente, l'uomo è totalmente contrario al matrimonio perchè sa perfettamente che non riuscirebbe a rimaner fedele alla sua promessa nuziale.

La donna si sposa con un altro, un uomo che non ama, ma soprattutto che non reputa attraente. Non è facile capire i sentimenti dei protagonisti da questo punto in poi. Essi risultano sempre più chiusi, in una climax che continua fino alla fine della proiezione, lasciando con il fiato sospeso riguardo ad ogni minimo passo in avanti o indietro del loro rapporto.

La storia prosegue due mesi -di silenzio- dopo. L'uomo non ha dimenticato la donna e lei invece lo ha chiamato per uscire di nuovo. Dopo un appuntamento formale, lei gli propone di prestargli dei soldi per comprare una casa che sarebbe stata finalmente sua -sì, l'uomo vive con i genitori, la cosa non è di rilevante importanza nè sottolineata eccessivamente nel corso del film. Particolare inutile semplicemente a causa del clima della zona asiatica dove è normale vivere con i genitori anche ad una certa età a causa della difficoltà nel trovare una casa. La prima cosa da sottolineare in questo film è che non appartiene alla nostra cultura e va quindi preso con occhi non italiani, ma soprattutto non europei prima di essere criticato o analizzato.
L'uomo dopo un periodo di riflessione accetta, ritrovandosi lentamente a convivere con la donna: spaccata in due tra una relazione con lui e quella col marito.

La relazione tra i due amanti lentamente si logora proprio a causa di quel terzo incomodo, impossibile da mollare, impossibile da allontanare, ma soprattutto impossibile da dimenticare per il protagonista.

Alla fine di una dura lotta con se stesso, lui lascerà la donna, ma nessuno dei due riuscirà comunque a dimenticare l'altro.




La versione di TK


Nell'esporre la trama, mi sono volutamente astenuto dall'esprimere commenti che non fossero essenziali per capire le scelte del film.

Ho deciso di esporre qui una vera e propria critica dettagliata per spiegare adeguatamente le scelte del regista, ma soprattutto dei personaggi.

Marriage is a crazy thing fa provare ogni sentimento della sfera emotiva. esso crea una fortissima empatia tra lo spettatore ed entrambi i personaggi, modulata a seconda della personalità di chi guarda, ma rendendo realmente impossibile non giudicare le loro azioni.
La prima parte del film fa provare l'indifferenza. Una indisposizione nei confronti di entrambe le figure che danzano sullo schermo: distaccate, impacciate, segnate entrambe da esperienze passate, non particolarmente avvincenti né particolari. Persone troppo normali per essere comprese o sostenute nelle loro scelte.
Lentamente si arriva all'eros, lo sviluppo iniziale della coppia è più che altro sessuale e sensuale. La passione sfrenata dei primi tempi di una relazione non ancora nata, persone che per compensare l'imbarazzo della nascita delle prime emozioni reciproche compensano scopando come dei fottuti conigli.
Arriva quindi la felicità, molto breve, sostituita improvvisamente dalla curiosità per gli sbiluppi della storia.
Arrivati alla comprensione, alla fatidica scena della "luna di miele" che i due hanno prima del matrimonio della donna con un altro uomo, ho provato un sentimento incredibilmente raro nel mondo del cinema. L'illusione.
un periodo di apparente felicità in cui si ha l'assoluta certezza che la storia finirà male. un buon flashback è il mezzo più comune per trasmettere questa emozione, ma in tanti anni da cinefilo posso anche rischiare ed affermare che questo sia il primo film in cui non vedo usare questo pessimo stratagemma per far sentire la certezza del fallimento.
Seguono, ovviamente, la rabbia nei confronti del protagonista. Si cerca il compromesso nel vedere che comunque la loro relazione da amanti può funzionare, ma non si arriva mai all'accettazione.
L'ultima fase dell'opera fa ripercorrere le fasi del superamento di un trauma. fa vivere una tragedia tramite i personaggi che diventano via via sempre più caratterizzati e singolari.

Non li giustifica, non li fa apparire né migliori né peggiori di quello che sono: entrambi bugiardi, entrambi incapaci di vivere senza l'altro, ma costretti a doverne accettare una separazione dettata... Semplicemente dal loro egoismo.

Questo film è sull'egoismo, non sull'amore.
L'incapacità dell'uomo di accettare una vita attaccato ad una sola donna fa di lui un uomo solo.
La necessità di convogliare a nozze della donna le fa sposare un uomo ricco (un dottore) per avere la certezza di un futuro che possa donarle tutto quello di cui ha bisogno.

Un paio di articoli fa mi sono lamentato del messaggio trasmesso dai film recenti.
Io credo che per una volta ci sia da imparare dai coreani e ricordarsi che anche una trama semplice, come l'impossibilità di creare un "noi" quando ci sono due "io", può creare quello che potrei definire un piccolo capolavoro.

Consigliato: non lo state già guardando?
Voto: 8+/10 massì, diamogli un + per i finti orgasmi della protagonista, mi hanno fatto pensare a qualche mia ex.



PS: un grandissimo e caloroso VAFFANCULO alla direzione di cineblog01 (semplicemente cineblog in realtà) per quanto facciano un lavoro eccellente nel caricare lo streaming dei film e rendano le mie recensioni decisamente meno complesse, con i sottotitoli sono completamente negati e non ho trovato modo migliore di ringraziarli per avermi fatto dannare per inserire mentalmente ogni singolo accento. Fate più errori di battitura di me, maledetti! (con affetto, il vostro è un blog più serio del mio)

mercoledì

Robocop (2014): perchè i remake non dovrebbero esistere

Premetto subito di non esser mai stato un grandissimo fan di robocop. Ho visto il primo film della "trilogia" (leggasi merchandising) e mi è piaciuto, ma non l'ho trovato nulla di eccezionale.


Aveva moltissimi punti forti.
Prima di tutta una colonna sonora ispirata e particolarmente azzeccata. Posizionava ogni canzone al momento giusto, senza sbagliare un collocamento, né un effetto sonoro, cosa molto rara al tempo ('87).
Un'altra cosa che non riuscirò mai a levarmi dalla testa di quel film, è l'invalicabilità dei suoi colori. Il possente grigio di robocop, il blu della crema solare nella finta pubblicità durante il film... Ah sì, la finta pubblicità, un altro fenomeno in grado di farlo adattare perfettamente alla trasmissione nelle tv pubbliche americane: un film diretto più verso il piccolo schermo che verso il cinema.
Per quanto risulti strano e di difficile comprensione ad un primo impatto, Robocop non è solo un film d'azione veramente tamarro e di grande intrattenimento, ma è anche un'opera sulla disumanizzazione, sulla comunicazione dei media eccessivamente positivista e spesso minimizzatrice, ma soprattutto un grande avvertimento contro l'eccessivo sviluppo tecnologico mondiale e le sue possibili -tragiche- conseguenze.
Un film di grandissimo impatto in tutto, ma non è mai stato tra i miei preferiti per l'eccessiva pupazzosità del costume del protagonista: ROBOCOP.




Vi starete chiedendo come mai abbia scritto in maiuscolo il nome del personaggio principale. Beh principalmente perchè mi si è rotto il caps lock scrivendo il primo articolo, ma anche perchè in questo remake si sono completamente dimenticati l'unica identità che si dovevano ricordare.

Prima di continuare questa recensione, vorrei ricordare insieme a voi che cosa cavolo dovrebbe essere un remake.
Senza andare a cercare su wikipedia, il remake è una rivisitazione in chiave moderna di un'opera cinematografica o videoludica.
Rivisitazione in chiave moderna inteso come un adattamento dell'opera all'anno corrente, qualcosa che possa rilanciare il brand, quindi mostrare mnuovamente il volto del prodotto, così come era stato pensato originariamente, ma strizzando l'occhio alle nuove generazioni, così che tutti possano goderne senza sbranarsi tra un anno ed un altro.

Molti film non hanno bisogno di un remake, perchè essi sono e saranno sempre senza tempo, invecchieranno sempre bene e la storia vorrà sempre vederli così come sono stati progettati e realizzati inizialmente. Tra i più famosi possiamo trovare Ritorno al futuro o i primi Star Wars.

UN REBOOT è tutt'altra cosa.
Il cazzo di reboot è quella merda che ti fanno ingoiare i creatori di un brand (o più spesso quelli che lo hanno acquistato ed hanno deciso di cancellare dalla storia il passato del prodotto in questione) per farti piacere qualcosa a cui non ti sei legato ad un primo impatto.
Il reboot è il mantenimento dei personaggi per una storia completamente differente.
Spesso il mantenimento solamente dei nomi dei personaggi, nemmeno della loro personalità.
Questo è il caso di prodotti come Devil May Cry (dante non ha i capelli neri e non li avrà mai.).
Tornando però a parlare di cinema, un celebre caso di reboot nella filmografia odierna è capitan america, o -forse ancor peggio- hulk. Film (non casualmente) dello stesso franchising passati sotto una lucidatrice per esser poi rilanciati in quello che oggi possiamo chiamare "the avengers e figli". In questo specifico caso il reboot ha funzionato.
Nel caso di Robocop no.

I lettori più attenti avranno notato che ho usato sia il termine Remake che Reboot riferendomi a questo film. E' esattamente così e non è stata una mia disattenzione: Robocop è un Reboot che si spaccia per Remake.

Non ha nulla del precedente film e si sente terribilmente nella sua ombra.




Forse ho sbagliato nel dire che non ha nulla del precedente film, in realtà ne è l'esatto opposto.
Se nella prima proiezione il protagonista è a tutti gli effetti un robot, qui è un uomo che tentano di far passare come tale. non è altro che un essere umano, dotato di sentimenti e cognizione di se stesso infilato nel corpo di una macchina. Egli non cerca di apparire come una macchina fredda e spietata (nella prima parte del film), sono GLI ALTRI a definirlo tale per tutto il tempo, sono le persone intorno a lui a descriverlo come un esperimento o semplicemente come qualcosa di controllabile. Il protagonista dsi comporta da umaano per il 90% dell'opera.

Partiamo dal principio.
[TRAMA]

Il film si apre con un... SAMUEL L. JACKSON!
BAM! Sparato a mille all'ora contro la faccia degli spettatori, in primo piano, a fare il giornalista. Una parte completamente inutile nel film, ma che in un certo senso nel suo ripetersi di interviste tra il nostra nero preferito ed onnipresente, un senatore degli usa ed il presidente di un'industria di robotica (quella su cui si baserà il film) si ricrea l'atmosfera del vecchio robocop in tutto e per tutto. Cronaca che sezza le scene d'azione, creando un vero e proprio distacco dal protagonista ed il mondo intorno a lui, ma coinvolgendo al tempo stesso lo spettatore nel mondo in cui avvengono le azioni dei personaggi. Si crea un universo parallelo in cui ci è permesso entrare esattamente come parte della folla che circonda il nostro eroe di latta.

Peccato che questo duri poco, esattamente come le scene di velato humor nero nel mostrare una guerra a Tehran in cui vengono mostrati per la prima volta i robot con cui ci verremo a scontrare per tutto il film. Enormi ammassi di problemi che obbligheranno i personaggi a parlare della questione della robotica per almeno 50 minuti buoni.
50 minuti in cui non succede assolutamente un cazzo.

Davvero.

Il protagonista si fa nemici degli sbirri corrotti, diventa robocop, la gente intorno a lui parla e fa delle statistiche di gradimento sul suo pisello di metallo. Veramente nulla. Il vuoto. Nei 10 minuti centrali però accade il pandemonio.

Robocop viene testato (la prima volta con una bellissima canzoncina anni 50 che mi ha ricordato tantissimo il clima del videogioco fallout -chi mi conosce starà scuotendo la testa, ma queste persone devono incassare e portare a casa, quando spari a dei robot con una canzoncina allegra e patriotica in sottofondo quello è il metro di paragone), viene dichiarato pronto per il pubblico, ma pur di essere presentato in tempo, FINALMENTE  gli tolgono i sentimenti. (in modo tale che possa assorbire tutte le informazioni sui crimini irrisolti nel suo cervello senza provare empatia per il caso. Stupido, sì, ma meno dei minuti di film precedenti), arresta un tizio in diretta e diventa un figaccione per tutti.

Il film poteva finalmente diventare simile a quello precendente, ma chiunque sia stato ad ideare questa ciofeca, ha pensato bene di ridargli i sentimenti dopo nemmeno cinque minuti dalla spiegazione (sì, UN'ALTRA spiegazione) di come non potesse provare nulla. nemmeno il tempo di abituarsi all'idea di aver di fronte un robot che questo non solo torna umano, ma inizia anche ad investigare sul proprio caso per trovare vendetta e soprattutto per rendere il mondo più sicuro per suo figlio e sua moglie.

Quindi inizia a provare
Amore
Rabbia
Odio
Insicurezza
Passione

Porco cazzo, il professorone che gli ha tolto le emozioni ha fatto un lavoro da nobel! Soprattutto dato che tutto questo si manifesta nel giro di venti secondi dalla visione della moglie. WOW.
Davvero geniale doc!

In ogni caso, il film continua in maniera piuttosto simile al primo film, se non per il fatto che... Robocop non solo non debba (esplicitamente) seguire le tre regole che lo caratterizzavano (far rispettare la legge, non danneggiare i cittadini, ordine pubblico totale + non attaccare i dirigenti della casa produttrice), ma possa anche infrangere i limiti imposti dal nuovo film (non attaccare la gente dotata di un sistema di protezione dai sensori robotici o qualche troiata del genere). Il film tenta anche di infilare senza motivo la frase storica del precedente capolavoro nello scontro finale: "tu verrai con me vivo o morto". questo risulta solamente altisonante, come se gli sceneggiatori avessero ddeciso all'ultimo momento, in post produzione, di mettere la frase all'interno dei dialoghi, non riuscendo a trovare il momento giusto per metterla -quindi sparandola veramente a caso, dato che robocop tenta chiaramente di uccidere la sua nemesi, non di arrestarla.

Insomma, alla fine il prode (non)robot ammazza il cattivo, salva la famiglia e fa concludere un film che a differenza della prima opera risulta semplicemente dimenticabile e privo di una ragione per cui esistere.




LA VERSIONE DI TK

Robocop 2014 è un film dimenticabile.
Non è un brutto film, ma sicuramente non regge il confronto con il suo predecessore o comunque quello a cui tenta di far da reboot. Il cmbbio comletamente inutile dei personaggi, la loro rivisitazione e soprattuttio il tentativo di mantenersi in linea con un'opera -chiaramente non sua- del regista rendono il film un'americanata pazzesca. se la pellicola potesse parlare sarebbe capace solo di boffonchiare:

"murrica.... freedom... murrica"

lo stesso fatto che abbiano deciso di riverniciare robocop è chiaramente il simbolo del cambiamento dell'anima non solo del personaggio, ma di tutto il film. Quel semplice cambio di colore sta a significare che non avevano intenzione alcuna di fare un altro robocop, ma di parlare di una storia completamente differente, qualcosa che sinceramente abbiamo già visto e di cui abbiamo tutti piene le palle.

Chiaramente carini gli effetti dei combattimenti, ma è inutile parlarne dato che questi sono in due scene del film e che durano veramente poco. e' un'opera pigra, che non centra il suo senso principale (ovvero l'azione e soprattutto non lascia nulla una volta finita. assolutamente niente, il vuoto, esattamente lo stesso termine che si potrebbe usare per indicare l'universo creativo di chiunque abbia creato questa ennesima cagata hollywoodiana. non è nemmeno adeguatamente trash, non è assolutamente nulla.

Almeno Moebius mi ha lasciato gli incubi, questo nemmeno un po' di disgusto, solo la noia.

Consigliato: no
Voto: 5/10 e solo per i primi 10 minuti, altrimenti sarebbe stato un 4.