domenica

Nympoh()maniac: Un porno fatto male


Hype moment

Questo film... QUESTO FILM....

Oh mio dio, non riesco a trovare le parole per descrivere l'hype generata da questo capolavoro.
Non ho ancora visto il film e sto letteralmente saltando sulla sedia.


Dopo una settimana di silenzio stampa causato da impegni esterni al blog, speravo di tornare col botto presentando una pellicola bullizzata dai media italiani: Nymphomaniac.




Sto battendo furiosamente sulla tastiera da almeno un'ora nel tentativo di trovare le parole per descrivere questo trailer.
Il solo fatto che ci siano i Rammstein come base musicale mi sta facendo venir voglia di chiudere questa maledetta pagina di word e lanciarmi verso l'ignoranza che sgorgherà dal mio schermo tra pochi secondi.
Per quanto riguarda la presentazione della protagonista poi... Una sorta di Malissa P. dal punto di vista di Lars "von" Tier, un danese che ho sentito nominare poche (ma buone) volte.
E con "buone" vorrei richiamare al Cannes del 2011, dove ha dichiarato -messo alle strette dai giornalisti- di essere un nazista e che in quanto tale avrebbe distribuito in larga scala "Melancholia", il suo ultimo -discreto- film.

E' un uomo con dell'autoironia e con del genio, anche se in passato ha dimostrato di non cavarsela con i momenti morti, pensati più per una distribuione casalinga che cinematografica. Molte volte durante i suoi film si ha come la sensazione che il cameraman sia andato a farsi un caffè e i personaggi davanti allo schermo siano rimasti senza direttive.

In ogni caso, per quanto questa descrizione iniziale sia stata scritta di fretta e con poca voglia (proprio a causa dell'hype generata) io inizio a guardare il film.




IL FILM


"Sono venuto qui per le tette, non per i feels" [cit.]

Oh mio dio.
Potrei parlare di Nymphomaniac per ore.

Un film scandaloso, non c'è che dire. Rimanere davanti allo schermo per tutta la durata del film è impossibile.
Le scene sono incredibilmente crude, narrate con una neutralità sadica da parte di due narratori completamente differenti l'uno dall'altra: un vecchio saggio ed una ragazza trovata svenuta in strada -a dir suo- ritrovatasi lì solamente a causa sua.
In questa prima parte del film (diviso in due volumi, per un motivo che criticherò tra poco) non ci viene detto nulla nè riguardo alla donna, nè riguardo all'uomo. Per quanto la prima stia narrando la sua vita passata ed il secondo il suo presente. Più ci vengono dati dei resoconti autobiografici, meno sappiamo riguardo ai due protagonisti, più vogliamo e pretendiamo saperne.


LA TRAMA
[SPOILER ALLERT]

Una donna viene trovata ai margini della strada da un uomo in viaggio verso casa. Non sappiamo come lei sia finita lì e non sappiamo come mai si rifiuti di far chiamare un'ambulanza al vecchio.
Lui decide di accoglierla in casa per un té, cercando di curarla al meglio delle sue possibilità. E' allora che parte il racconto della vita della donna riguardo alla sua vita di ninfomane, analizzato con il metodo freudiano.

La donna descrive la sua vita da una prima scoperta infantile della sessualità (il "giocare a far le rane" con la migliore amica) fino ad un'adolescenza in cui -come molte ragazze della nostra generazione- avrebbe dovuto darla ad ogni costo.
La sessualità vista come rito di passaggio non è altro che un topòs moderno, un qualcosa che non è ancora diventato "clichét", ma che sicuramente lo diventerà a breve (quindi godetevelo finchè siete in tempo), ma viene narrato in maniera incredibilmente cruda ed allo stesso tempo raffinata-esattamente come il resto del film-. Come ho già detto, il racconto si basa su due voci narranti, quindi se da una parte abbiamo una donna che descrive la sua vita basata sul vuoto "scopare", dall'altra abbiamo il vecchio che la rassicura riguardo alle sue scelte di vita. Le viene quindi introdotta la sequenza di Fibonacci, teoria sempre presente nel film e su cui il racconto mette le sue basi... Di questo però ne parleremo più tardi.

Dopo una breve pausa si passa ad una seconda parte del primo capitolo della vita della giovane. Un immorale gara tra lei e la sua migliore amica a chi si sarebbe scopata più uomini lungo un viaggio in treno verso una meta sconosciuta (sentiti umiliato, Snowpiercer!). Verso la fine della competizione, la protagonista si trova in netto svantaggio, ma l'amica le propone cinque punti per un bersaglio apparentemente impossibile. Un uomo sposato, che aveva rifiutato l'amica poco prima perchè di ritorno dalla moglie.
Inutile dire che la protagonista riesca nel suo intento vincendo lo stupido premio in palio: un paacchetto di caramelle.
Anche qui interviene il vecchio, non giudicando, ma giustificando la ragazza, in maniera innocente e stupida, ma non ridicola.

Il vero secondo capitolo è contrassegnato dalla presenza del primo elemento "romantico" del racconto, narrato in maniera claustrofobica, nel ritorno alla sua prima volta: Jeromé, l'uomo che le aveva preso la verginità, ora a capo di un ufficio dove lei vuole farsi assumere. Inizialmente si nega, poi una volta capito di non poterlo avere fa di tutto per conquistarlo (un po' un classico).

Il terzo capitolo è l'inizio di quello che io giudicherei il più sconvolgente film degli ultimi 10 anni. E sì, sto calibrando attentamente le parole nel dirlo. Non sono mai rimasto così impietrito sulla sedia per la sola empatia con un personaggio. La donna inizia a distribuire gli amanti per le ore della giornata e parte nella sua descrizione con questo "Mr. H", un ospite sgradevole ed appiccicoso, apparentemente innamorato di lei.
H. rimane tanto in casa da occupare lo spazio di un secondo amante, quindi la donna cerca un modo per scacciarlo. Modo che consiste nel dirgli che "per lei non avrebbe mai mollato la famiglia, quindi non aveva senso restare lì per troppo tempo". Qualche minuto dopo, H. si presenta a casa sua con i bagagli e le dice che ha mollato la famiglia per lei. Nella sua mostruosità, H. si è fatto seguire dalla famiglia. Un bambino guarda il padre entrare nella casa dell'amante dalle scale, la madre -disperata- entra chiedendo scusa per l'intrusione. Fintanto che la rabbia della donna viene contenuta, la scena è quasi impossibile da seguire senza tenere gli occhi sbarrati di fronte allo schermo, o senza chiedersi come cazzo sia possibile una cosa del genere. Il regista si è rovinato nel far umanamente scoppiare i personaggi, ma è solo venuto verso il pubblico, nel cercare di non spappolare i nostri cervelli più del dovuto. Grazie a dio.

Se qualcuno avesse -erroneamente pensato- che il film potesse finire anche così, la venuta del bianco e nero preannuncia solo il peggio di un quarto capitolo che deve ancora palesarsi di fronte agli occhi del pubblico.
La morte del padre, in preda ad incubi ed allucinazioni. L'assenza della madre e la presenza costante della protagonista di fianco al genitore morente. Un'agonia sfogata nel sesso e nelle lacrime che la lascia vuota di fronte alla salma. Sotto i crudeli occhi della madre che la giudica per la mancanza delle lacrime.

Il quinto capitolo è solo la descrizione di questo vuoto, colmato a colpi di nerchia e nel momento massimo in cui si accorge di non amare più l'uomo che ha tanto desiderato: jeromé.



LA VERSIONE DI TK



Inizialmente pensavo di partire descrivendo le apparentemente pessime scelte del regista nella narrazione dei primi attimi della pellicola.
Parte tutto nel silenzio. Un intero minuto di schermo nero. Come ho detto all'inizio dell'articolo, il regista è solito fare questi giochetti, anche solo per farti alzare a controllare che la tv non si sia spenta da sola (o che lo streaming non sia partito).
Un gioco che -in altri autori- tenderebbe ad essere più una firma che una presentazione. Non in questo caso.
Il vuoto è ciò che sta alla base del film. Il vuoto dell'organo che la donna tenta di colmare, il vuoto interiore che prova, il vuoto della vita del vecchio che le fa da psicologo.

Il silenzio viene interrotto con quello che sembra (ed è) a tutti gli effetti un video musicale dei Rammstein. Ambientazioni tendenti al nero, personaggi che si alternano sulla pellicola... In realtà anche il merchandising sembra aver visto lo zampino del gruppo tedesco, dato che i personaggi in locandina sembrano essere i componenti del gruppo con qualche topa extra.

In tutta questa parte della mia recensione vorrei però soffermarmi più sulla figura del vecchio che su quella della ninfomane di turno. Della donna ci sarebbe da dire solamente che si da la colpa di tutto quello che le è successo in vita e che si ritiene colpevole di aver distrutto delle famiglie, rovinato delle persone che speravano più in una relazione che in una buona vecchia e sacrosanta scopata senza alcun impegno.
Il vecchio non punta a dare la colpa agli uomini che hanno lasciato le famiglie per andare con unaa giovane e bella donna, non alle persone che potevano semplicemente cambiare bersaglio una volta visto che non ci poteva essere nulla, ma nemmeno alla ragazza.
Lei non viene mai additata dal vecchio, lui non giudica, rimane impassibile ad ascoltare la donna stesa di fronte a lui su un lettino. Se la cosa vi ha ricordato qualcuno in particolare, sappiate che assomiglia anche un po' al buon vecchio fumatore incallito di sigari (forse più per la pettinatura che per altro) e ne applica lo stesso metodo.
Il richiamo a Freud non è affatto casuale ed è stato voluto per esemplificare la guida per eccellenza: la razionalità. Non punta a bloccare l'es della donna, non punta a giudicarla ed a dirle che non avrebbe dovuto far sesso con tutte quelle persone. E' solamente uno spettatore che punta a spiegare alla donna che non deve incolparsi delle sue azioni perchè in sè non hanno nulla di male.


Mi è piaciuto molto il paragone tra il sesso e la pesca. Per quanto all'inizio della pellicola io mi sia chiesto (come tutti, suppongo) cosa diavolo c'entrasse la pesca con il prendere all'amo degli uccelli, il regista usa spessissimo delle metafore naturalistiche (come gli alberi come segno di maturazione e morte, così l'attrazione come la pesca) e riesce a farle funzionare perfettamente all'interno del racconto.

Insieme a queste metafore, ce n'è una che si separa dal gruppo, prendendo ad esempio la matematica: quella sulla sequenza di Fibonacci.
La sequenza di Fibonacci è una figura che viene usata spessissimo in ambito artistico. L'infinito ripetersi della somma di un numero con il suo precedente partendo da 0 ed 1.
Dandola in maniera ancor più terra-terra essa è 0,1,1,2,3,5,8,13...
Una sequenza che prevede una spirale che lentamente va ad allargarsi ed a ripetersi.
Esattamente come la vita della donna che inizia con un 3 ed un 5 (i numeri dei su e giù della sua prima volta) e continua a correre allargandosi e ripetendosi (esattamente come i suoi rapporti sessuali)

Tutto è freddamente calcolato, mostrato attraverso collegamenti ad oggetti nella stanza dell'uomo, con un fascino perverso per i particolari che fa cadere gli occhi persino sulle più minime affermazioni dei personaggi e le bugie che entrambi attentamente nascondono.

Da notare (e se riuscirò prima o poi metterò il fotogramma a cui mi sto riferendo) è il momento in cui i due personaggi dicono di non essere religiosi. Si potrebbe vedere come il solito attacco alla religiosità del regista (e credetemi che in tutti i suoi film si sente veramente un sacco), ma in questo caso è una bugia detta dall'uomo. Una figura decisamente particolare. Ha un nome ebraico, ma allo stesso tempo dice di essersi separato dalla religione. Cosa smentita dal fatto che l'unico quadro (tolto quello di Mrs. H, che si ricorda esser nascosto dietro ad un mobile) presente in casa sua è una madonna col bambino, tenuta vicino al letto. Una decorazione inusuale per un uomo che per primo dice di essere ateo (soprattutto perchè il quadro non è di ottima fattura, bensì di quelli economici.
Sembrerà strano soffermarsi su un quadro di cui non si parla nemmeno, ma le decorazioni nella casa dell'uomo sono quello che manda avanti il film attraverso un intenso collegamento ad oggetti della donna. E' dannatamente strano che l'unico oggetto di cui non si parla sia anche quello che per primo smentisce la prima cosa che afferma l'uomo.

Ultimo accorgimento dev'esser lasciato riguardo alla divisione di questo film in due parti.
Ci sono due tipi di registi a questo mondo: quelli che fanno film per piacere al pubblico e quelli che ne fanno per piacere a se stessi.
Mentre Tarantino nel fare Kill Bill in due volumi ha pensato principalmente al suo portafoglio Lars "Von" Trier ha pensato ai bisogni del pubblico.
Nonostante l'accrescimento dell'Hype (senso di attesa per qualche evento, per chi non lo sapesse) per il volume secondo, creato intelligentemente e senza spezzare eccessivamente la trama, Trier ha pensato bene di lasciare un momento per respirare al pubblico, per accettare quello che è successo nel film precedente -e credetemi, se ne sente il bisogno alla lunga-.
Ed ovviamente anche al proprio portafoglio, ma come disse Gabe Newell, filosofo ed eroe moderno, "perchè vendere un gioco ad un milione di dollari quando ne puoi vendere un milione per un dollaro?"

In conclusione, Nymphomaniac è davvero un grande film, lascia senza fiato e fa venire il bisogno di pause a chi è di fronte alla pellicola. Non è un film per tutti, dato che i soliti rompicazzo hanno bisogno di far notare la presenza di scene di sesso orale vere (ergo sì, vedrete un ciccione che lecca una figa ed una donna che prende in bocca un pene), ma se davvero dobbiamo soffermarci su queste cose nel 2014 ed ignorare un gran film: possiamo anche lanciare la televisione nel cesso e far chiudere tutti i cinema.

Anche se l'ultima non sarebbe una cattiva idea.


Voto: Qualche centinaio di pisellate
Consigliato: Non se volete guardarvi un porno


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