mercoledì

Harakiri (Seppuku) ('62): Psicologia e mazzate nipponstyle

Harakiri non solo non è  un film per tutti, ma ne sconsiglio anche la visione a chi non abbia un fortissimo interesse per la cultura giapponese.



Siamo di fronte ad un film in grado di tracciare con un segno chiaro e preciso tutta la storia della decadenza dei samurai. La violenta modernizzazione del giappone, che lo ha poi portato ai giorni nostri.

Cercherò di scrivere questa recensione nella maniera più semplice e chiara possibile, dato che non tutti hanno ben presente di che cosa si stia parlando.

Il film prende il nome dall'Harakiri, un rito tipico della cultura samurai che prevedeva il suicidio tramite l'apertura dello stomaco. Questo suicidio rituale doveva essere poi concluso da un secondo, incaricato di tagliare la testa al samurai che avesse SCELTO la morte.
L'harakiri col tempo cambiò completamente, diventando una vera e propria esecuzione che dovesse simulare l'aggressione da parte del "secondo" ovvero colui che in ogni caso avrebbe dovuto tagliare la testa al malcapitato. L'harakiri è sempre stato una scelta, una sorta di via di fuga dal disonore del samurai, infatt, esso doveva esser praticato con l'uso delle spade del suicida.
E' stato usato come simbolo della cultura samurai, un tentativo di mostrare il loro onore e la capacità di andare incontro alla morte perchè mancanti in qualcosa o non degni di portare avanti la loro vita.

Qui si parla del suicidio dei ronin. Un ronin è la definizione di un samurai che ha perso il suo padrone e che -quindi- combatte senza una causa onorevole, o più semplicemente "lascia" l'attività del samurai, finendo solitamente col cadere in disgrazia. I ronin col tempo sono stati sempre più associati ai mercenari. Bene, sappiate che le due cose non c'entrano un cazzo tra loro. Un ronin poteva essere un mercenario, ma un mercenario non era per forza un ronin.

Chiariti questi due punti fondamentali, bisogna sapere altr due cose prima di leggere la mia recensione o di avvicinarsi a questo film:

La prima è che io non so nulla del regista, ho letto qualcosa, ma non me la sento di fare dei partagoni con "l'ultimo samurai" (quello degli anni 60) o con altre sue opere, perchè è il secondo film giapponese che io abbia mai visto nei miei soli 20 anni di vita e -spero- anche l'ultimo.
Nel caso in cui ve lo stiate chiedendo, l'altro film è stato Battle Royalle.
E nel caso in cui qualche appassionato della saga (Del manga) voglia una recensione a riguardo, scordatevela, ci sono solo due frasi da dire a riguardo:
-Fa schifo
-Il regista non sa disegnare

Detto questo, la seconda cosa da sapere, questa volta prima di avvicinarsi al film, è che qui parlano E BASTA.
L'ultima mezz'ora (su due ore e venti di film) c'è gente che si da qualche spadata, ma non è nulla di eccelso. Nel caso in cui vogliate guardarvi un bel po' di sangue che vola a casaccio con un giapponese come protagonista, cercatevi Riki-Oh.
Inoltre, è un film in bianco e nero.

Ora, sperando di avervi dissuaso dal martellarmi le palle riguardo al fil con cose come "ehy, ma fa schifo, come ha fatto a piacerti?!", ecco perchè Harakiri spacca il culo.


LA TRAMA


Spiegare la trama di Harakiri è COMPLICATISSIMO.
Essa è narrata unicamente tramite flashback. Ricordi narrati in maniera disordinata, ma che insieme sviluppano una forma perfetta ed inarrivabile per tantissimi altri film che hanno deciso di seguirne l'orma.

Il palcoscenico si apre su un uomo, deciso a compiere il rito dell'harakiri, intento a chiede la disponibilità di una famiglia di nobili per avere una stanza dove compiere il gesto.
Un'usanza comune dei ronin del tempo.
Un'usanza così comune da rendere il padrone sospettoso.

Molti altri ronin si erano infatti presentati alla porta dell'uomo e degli altri nobili, per chiedere un aiuto finanziario, minacciandolo con il suicidio nel suo giardino. Questi uomini non ertano altro che truffatori ed il padrone di casa ci tiene a precisarlo con il racconto del ronin di bambù.
Qui, il personaggio inizia a narrare di un ronin presentatosi a casa sua e dichiarando di aver intenzione di porre fine alla sua vita, tre dei suoi uomini però gli avevano consigliato di lasciargli praticare l'harakiri. L'uomo, trovatosi di fronte a questa situazione e vedendosi consegnare le lame, è obbligato ad ammazzarsi con uno spadino di bambù.Per vostra informazione: il bambù non taglia.
Da notare il fatto che lui chieda un giorno o due prima di tornare a compiere l'estremo sacrificio, ma nessuno gli chiede il motivo, gli rispondono solamente di non potergli dare la disponibilità per rimandare il rito, esso dev'essere compiuto perchè un samurai deve mantenere la parola data.

------SPOILER DA QUI

IL protagonista, l'uomo presentatosi alla porta dopo il ronin di bambù, dichiara di esser ancora intenzionato a praticare l'harakiri, ma per quello vuole come secondo un uomo particolare. Uomo che in quel momento sembra essere malato.
DEcide quindi di approfittare della pausa durante l'attesa del richiamo del malato, per raccontare la storia della sua vita.

Una storia incredibilmente strappalacrime che narra di come lui in realtà conosca il ronin di bambù. Egli era infatti il marito di sua figlia.
Il racconto viene interrotto da continui interventi del mondo reale, dopve si viene a sapere che anche altri due samurai si sono dati malati, esattamente quelli che hanno votato per il suicidio del ronin di bambù.
Il protagonista torna quindi a raccontare la sua vita e di come la miseria economica abbia portato alla morte prima il ronin di bambù, poi il nipote, poi la figlia, tutti in un brevissimo arco di tempo.

La fine del racconto della sua vita, non è comunque il finale del film, infatti, egli rifiuta ancora una volta di iniziare con l'Harakiri. Questa volta vuole spiegare come mai i samurai che ha precedentemente nominato non siano presenti in sala. Tutti e tre sono stati privati del loro codino da lui.

Il codino per un samurai è sacro e loro non hanno potuto mostrare la loro faccia.

Qui si apre una riflessione sulla falsità dell'onore dei samurai.
Così come il ronin ha tentato di farsi dare dei soldi, così i samurai senza codino non hanno optato per il suicidio dopo averlo perso in battagli come sarebbe stato doveroso dopo l'umiliazione subita.

Partono quindi un bel po' di cazzotti ed una morale sulla politica e la vita di qui parlerò qui sotto, alla fine il protagonista muore circondato da uomini, ma portandosene dietro un bel po'.

LA VERSIONE DI TK


Andiamo subito al sodo: questo è un grande film.
Si pone come obiettivo non solo quello di analizzare l'animo umano in periodo di crisi, ma anche quello di spiegare una società che si tende a dimenticare.

Come dice il protagonista stesso, fingendo di rivolgersi ai samurai intorno a lui "prestate molta attenzione, perchè il fato di un uomo può diventare anche il vostro un giorno.".
Questro film non è solamente descrittivo di ciò che è successo in giappone anni ed anni fa, ma anche un ottimo collegamenteo con la crisi che stiamo vivendo oggi. Una crisi causata da pessimi politici ed una terribile gestione dell'economia, esattamente come quella che Kurasashi (il regista) vuole descrivere. Abusi di potere, uomini ridotti a truffare ed al suicidio solamente per mostrare qualcosa... VIene addirittura fatto più volta accenno alle "minacce di far harakiri fuori dalla casa del padrone", un forte simbolo che richiama le torce umane di fronte a palazzo Chigi... Giusto per citare qualche fatto italiano.
Con meno patriottismo, il suicidio per farsi notare dal potente è sempre stato usato come mezzo dalla parte più povera della società. Le rivolte contadine, l'influenza dei media sul governo...
Si potrebbe parlare per ore di cosa voglia comunicare questo film ,a voi abbiate solamente presente che è molto più moderno di quel che sembra. Lo stesso vale anche per i personaggi.

Sono tutti troppo umani per non commuovere, anche se l'incredibile serietà giapponese mostra il tutto con una freddezza che contrasta con i personaggi.

Passiamo ora a cosa NON mi è piaciuto del film.
In realtà solamente la scelta nel montaggio.
E' un misto dei due peggiori cancri del cinema nella storia fino ad oggi:
Il cinema drammatico giapponese (il che impone una voce ridicolmente ingrossata degli attori, ma anche una pessima scelta fotografica voluta e soprattutto gli effetti alla "maperchèdiavolostaiinquadrandolaschienadiqueltizio?!")
E Gli anni 60. Sì, proprio gli anni 60. Come epoca. Non esiste film, uscito da questi anni, che riesca ad appassionarmi. Sono una rottura di balle incredibile e ringrazio iddio che le cose da allora siano migliorate un sacco.


Concludendo:

Consigliato: Assolutamente sì, ma solo se avete un amico di fianco che vi doppia il tutto con la voce da giapponese incazzato
Voto: stiletto\katana

martedì

Nymphomaniac Vol II: guida a come non girare un secondo capitolo

Dopo quasi un mese, finalmente sono riuscito a vedere il seguito di un film gradioso, profondo e scandaloso. Avrei preferito non farlo.




Sia chiaro che d'ora in avanti mi riferirò a "Nymphomaniac parte seconda" come sequel.
Il termine più corretto, cinematograficamente parlando, sarebbe "completamento".
Il problema che si pone di fronte a questo film è che esso segue tutte le meccaniche dei sequel hollywoodiani, pur non essendo nè l'una nè l'altra cosa.
Prima di tutto: i personaggi.
I personaggi di questo sequel sono totalmente differenti dalla prima parte del film. Per quanto riguarda la donna, la stessa trama premette un suo mutamento formativo, un elemento in grado di cambiarla, lasciato in sospeso con la mancanza di godimento scoperta nel fare sesso con l'uomo dei suoi sogni, ma la mia ira nei confronti di questo film non parte da questo, bensì da altri tipi di cambiamento che si possono notare arrivando alla fine della pellicola. Secondo personaggio che "gode" di un cambiamento improvviso e sgradevole, è l'uomo. La voce interiore rappresentata dal vecchio panzone che accompagna la storia della donna con digressioni, in questo secondo volume appare sgradevole e priva di significato (dopo la prima mezz'ora, prima ha ancora un significato gradevolmente teologico.

Un altro elemento che associa il volume secondo ai sequel è lo stravolgimento della storia ed una mancanza di rispetto nei confronti di ciò che si è fatto prima. Possiamo vedere azioni inspiegabili associati a retorica fine a sè stessa, esattamente il contrario del primo volume.

Partendo da questi due pilastri, passerò alla trama, anche se di essa narrerò solamente i punti chiave. Non mi interessa perderci troppo tempo sia perchè sono profondamente deluso dallo svolgimento di questo prodotto cinematografico, sia perchè Von trier (probabilmente per allungare il brodo) ha deciso di seguire una logica circolare nel mostrare la prima e la seconda fase della vita della donna, quindi si potrebbe benmissimo prendere la prima trama e spataccarla qui con un bel copia-incolla senza che nessuno possa aver qualcosa di cui lamentarsi.

Ah, nel caso in cui non crediate alle mie parole:

-Parte con la ricerca di esperienze nuove
-Continua con una separazione
-Sorgono dei problemi a causa della ninfomania della donna
-La donna cerca di far di tutto per combatterla con una reazione violenta e che alimenta solamente i suoi sfoghi sessuali
-Finisce con un pisello

E questo vale sia per il primo che per il secondo film. Mi aspettavo qualcosa che richiamasse di più la sequenza di fibonacci, come promesso dal regista, ma oltre ad UN SOLO riferimento non vediamo molto a riguardo. Peccato, il materiale c'era.

Concludo questa lunga premessa con un solo fatto: tutti i film di "Von" Trier non vengono mai capiti da chi prova a farne una critica a caldo, probabilmente tra un paio di settimane questo sarà il miglior film della storia secondo il mio metro di giudizio. Il problema è che il mio genere di critica va fatta appena chiusa la finestra dello streaming, quindi aspettatevi una narrazione impulsiva, esattamente come quella del regista (che si merita di esser ripagato con la sua sporca moneta per questa deludente merda di film)

LA TRAMA

Il racconto della seconda parte di Nymphomaniac riparte esattamente dal finale del primo. La donna è delusa dalla sua vita sessuale, non riesce a provare un orgasmo e la colpa sembra non essere deel marito.
Rimane incinta, ma di questo bambino non se ne parlerà quasi mai, se non qualche piccolo accenno, quindi anche questo fatto... Beh è abbastanza inutile.
Dopo un paio d'anni di matrimonio, il marito, ovvero l'uomo che ha sempre amato, chiamato semplicemente J., le confessa che si sente mancante riguardo al non poterle dare un orgasmo.
Le permette quindi di andare a caccia di altri uomini. Qui parte un film esattamente uguale al precedente. La donna mostra una tecnica di attrazione di massa, ci prova con qualche sprovveduto,m viene presa a pisellate in faccia, ma nulla cambia nella sua vita. Decide quindi di esplorare nuove frontiere e dedicarsi al cazzo negro.

Oh non iniziate a darmi del razzista per questa definizione, sono le ESATTE parole del film.
Di questo però ne parlerò meglio nell'analisi del film.

La donna decide quindi di cercare un rapporto in cui la comunicazione è impossibile, chiama un interprete per prendere appuntamento con un uomo di colore appena arrivato dall'africa, questo si presenta co fratello e qui si spiegano la maggior parte delle immagini che troverete riguardo al film.
Lei decide però di abbandonare il marito, con tanto di pargolo, il motivo di questo non mi è proprio chiaro, ma andiamo avanti.
Il sequel continua mostrando la ricerca di altre emozioni, passando quindi al BDSM con un metodico sconosciuto, misterioso e che serve solo da pretesto per averle insegnato a fare i nodi come una brava coccinella.
A questo punto parte un breve escursus dove parla del suo ambiente lavorativo e della sua obbligata repressione dell'attività sessuale, dettata per metà dal suo capo che vede in lei la causa di alcune ostilità in ufficio, in secondo luogo da un dolore alla vulva, conseguenza della troppa attività sessuale.
Se qualche donna dovesse leggere questo articolo, potrebbe cortesemente dirmi qualcosa a riguardo? E' possibile una cosa del genere? Vabbè, andiamo avanti.

Il film continua a muoversi in maniera oscillante, tra una sua rivendicazione di potere della patata, fino ad arrivare ad una sua volontà di scopata che le fa rinnegare il suo precedente impiego per darsi alla nobile arte dello strozzinaggio indipendente, aiutata dalla sua abilità nel bondage e nello spompinare pedofili. Arriviamo qui alla chiave del film, un capitolo che intitolerei

Ma come cazzo c'è finita quella battona nel vicolo?

La risposta a questo quesito è molto semplice quanto lunga e noiosa.
La donna dopo anni di strozzinaggio viene invitata a trovare un erede, non potendo usare il figlio il suo mentore le propone una ragazzina da un orecchio deforme.
Particolare che serve unicamente a giustificare il fatto che sia isolata, ma su cui martellano terribilmente le palle tutti i personaggi... Comunque, la ragazza alla fie si scopa l'ex marito, la donna presa da un attacco d'ira li segue in un vicolo e tenta di uccidere l'ex fiamma, dimentricandosi di scarrellare prima di premere il grilletto, il che la porta ad essere giustamente pestata da entrambi e lasciata a terra. Il vecchio a questo punto arriva, la raccoglie e le fa raccontare la storia.

Se il film fosse finito così, probabilmente si sarebbe guadagnato un onesto e tiratissimo 6, peccato che Von Trier abbia voluto esagerare.
Il vecchio infatti, dopo aver ascoltato la storia della donna tenta di inchiappettarsela nel sonno, lei si sveglia e gli spara in faccia. Fine.

LA VERSIONE DI TK


[spoiler] tralasciando che dopo tutta sta cagnara io almeno la figa l'avrei data a quel poveruomo che ha fatto da psicologo alla protagonista per tutto il tempo, sparargli in faccia mi sembra un po' esagerato [\spoiler]


Allora... Partiamo dal principio... Perchè questo film non si sarebbe dovuto girare?
Il tutto sio poteva tranquillamente concludere in una buona mezz'oretta. La prima del sequel.
La maggior parte del montaggio è composto da momenti completamente casuali, decisamente più disordinari e disorganizzati rispetto al primo film.

L'unica cosa che mi è veramente piaciuta di questa pellicola è l'ottima presentazione degli ultimi oggetti presenti nella stanza, forzata nel capitolo finale, ma in un obbligo tipico del regista, amante del particolare innotabile e dell'inaspettato in generale.
Ogni oggetto ha una corrispondenza cronologica con il racconto, in questo si vede molto Freud con il suo racconto libero. Le libere associazioni, per capirci.
Dal punto di vista metaforico, Nymphomaniac rimane in entrambi i suoi volumi un caposaldo di un simbolismo moderno che lentamente sta lasciando posto ad un cinema più commerciale e tamarro.

Grande problema è la stessa definizione che ho dato all'inizio del mio articolo: un sequel. Un sequel in tutto e per tutto. Non aggiunge niente alla storia, se non mostrare un piccolo cambiamento dei personaggi, una morale che nulla c'entra con il resto del grande lavoro dell'europeo, ma soprattutto una grandissima svalutazione del fattore Hype presente nel primo volume.

Questo film non solo non è stato pubblicizzato prima, ma nemmeno durante lo svolgimento della storia. Non viene voglia di vedere come va a finire come succedeva nel primo film, ma piuttosto qui si tenta di tenere lo spettatore attaccato allo schermo. In maniera piuttosto riuscita, ma con un obiettivo decisamente sbagliato... Io mi sarei aspettato più di sbavare per la visione di una conclusione con i controcazzi ed invece, proprio come la protagonista del racconto, nemmeno io sono riuscito a provare l'orgasmo.

Sono stato interrotto sul più bello, vedendo mancare lentamente tutte le convinzioni che avevo sviluppato intorno ai personaggi, il che li rende sì meno piatti, ma al tempo stesso troppo contraddittori per risultare credibili. Non iniziamo a tirar fuori storie come "ah, ma è una cosa voluta", o ancora "non aggredire così quel genio di Von Trier, l'importante è vedere l'evoluzione e l'introspezione!", sono entrambi commenti giusti e ne sono perfettamente consapevole, ma è proprio questo il problema. All'inizio del film si è posti davanti a due umani. Un uomo ed una donna, entrambi con i loro bisogni, entrambi con i loro pensieri, entrambi con paure ed emozioni. Emozioni che -come ho detto nel primo volume- vanno via via aumentando fino al raggiungimento di una coscienza propria di ognuno dei singoli individui. Questo procedimento qui avviene concludendosi con le considerazioni sbagliate.
L'azione finale del vecchio non ha alcun senso, non ha senso nessuna di quelle della donna da metà film in poi, ma soprattutto non hanno senso le azioni dei personaggi secondari che, da incredibile contorno, sono diventati solo delle pedine nelle mani di sceneggiatori cretini.

Il motivo per cui critico così fortemente una buona fonte di intrattenimento come può essere l'intero lavoro di Nymphomaniac è che mi trovo incredibilmente simile al regista più che ai protagonisti. Nel suo lavoro lui mostra tantissimi aspetti in comune con il mio carattere e veder così tante imperfezioni, nel mio narcisismo mi impedisce non solo di essere oggettivo, ma anche di impedirmi di godermi razionalmente una sua storia. Mi porta ad analizzarne ogni singolo dettagli arrivando a sputare nel piatto dove ho appena mangiato.
Come ho già detto, Lars è un regista da capire, più si parla di un suo lavoro, più i toni si alleggeriscono, più l'opera inizia a piacere e nello scrive qualcosa a riguardo i miei nervi si stanno già calmando.
Peccato che sia oggettivamente ed inconfutabilmente un sequel. Viziato e vivente sulle spalle dell'originale.


Qualche nota positiva.

Il film è meno scandalistico del primo, quindi anche i perbenisti hanno poco di cui lamentarsi a riguardo. C'è qualche figa pelosa ed un linguaggio che è stato ricalcato dalla mia recensione. Come ho già detto, ci sono termini razzisti spiegati ed analizzati, con qualche riflessione sulle accuse di nazismo rivolte recentemente al regista, è uno di quei film da leggere con la biografia del suo creatore tra le mani.

E' inoltre notabile il contrasto con la bellezza della giovinezza e la bruttezza della vecchiaia, impossibile da non notare durante tutto il secondo volume.

Inoltre credo di poter collegare il finale a quello de "la coscienza di zeno"... Ma non mi soffermerò troppo a riguardo.


VOLUME 2:
Consigliato: Massì, dai.
Voto: 6- e ringraziare

COMPLESSIVAMENTE
Consigliato: Tette
Voto: 9
Che in aggiunta al 6 di prima... Beh credo abbiate capito di che parlo. 

mercoledì

Snowpiercer ('14): Storia della Calippo-mobile

Questo film è schizofrenico 

Snowpiercer è il tipico film che iniza in maniera grandiosa e finisce nella maniera più stupida possibile. Se solo fosse terminato una ventina di minuti prima, ora il titolo reciterebbe


Best movie EVER



Un vero peccato che il regista non abbia trovato nessun modo credibile per terminare la pellicola ed abbia deciso di sparare un po' a caso. Non ho intenzione di mettermi a spoilerare qualcosa riguardo al finale ad inizio articolo, ma è l'unico modo in cui posso iniziare una recensione a riguardo... In realtà l'alternativa sarebbe stata riempire una pagina word di bestemmie e piselli disegnati con le lettere della tastiera

8===D

Sfortunatamente, avendo da gestire un blog semi-serio, mi tocca scrivere riguardo a quello che poteva essere uno dei migliori film della storia, rovinato da una inutile fretta nella realizzazione dell'ultima parte della pellicola.





TRAMA
[SPOILER]


Prima di tutto: questo film si esprime attraverso metafore, il che vuol dire che non tutto nella trama dev'essere credibile, va accettato così.

L'umanità si è praticamente estinta.
I pochissimi superstiti sono tali grazie all'entrata in questo treno, progettato per salvare dal freddo che ha inghiottito la terra e -soprattutto- per continuare la sua corsa in eterno. Attraverso tutti i continenti, attraverso gli oceani e perennemente esposto alla visione di un mondo completamente avvolto dalla neve. Il treno è fatto per continuare, per non fermarsi mai.


Questo nuovo mondo mobile è stato diviso in vagoni, i suo prigionieri stipati a seconda del loro biglietto, condannati a rimanere nello stesso posto per tutta la vita.
E' qui che entra in gioco in nostro eroe. Un novello rivoluzionario che ha deciso di ribellarsi ad un governo opprimente e umiliante.
Siamo nell'ultimo vagone, dove gli uomini vengono trattati come animali seguendo il principio del "corpo":
"Il fondo del treno è come i piedi di un corpo, gli uomini nell'ultimo vagone sono le scarpe, gli uomini del primo vagone sono cappelli. Sarebbe ridicolo mettere una scarpa in testa, così come sarebbe stupido mettere un cappello ai piedi." [parafr.]

la prima parte del film fa vedere la società dell'ultimo vagone, come essa viene umiliata dai più "potenti" e come essa tenta la ribellione.
La parte centrale dell'opera descrive invece la fuga degli oppressi verso la locomotiva, mostrando nel mentre come si è strutturata la società.
Il finale invece è una merda. Un tentativo di spiegare particolari inutili... E l'esplosione del treno in maniera veramente, MA VERAMENTE, STUPIDA.



LA VERSIONE DI TK

Il pubblico che ha visto questo film si è spaccato in due parti:
quelli a cui è piaciuto e quelli che non c'hanno capito un cazzo.
Grazie a Dio, il vostro presidente è qui per spiegarvi ciò che avete ignorato durante la proiezione.

Il treno è il mondo.
Fine.


Ho iniziato a buttare un occhio sui commenti del pubblico di cineblog, su internet e da siti di altri recensori. Non sono in molti a dire qualcosa che esca da questo, basilare, concetto.
Ed è giusto così, pochi si rendono conto della potenza spigionata da questa singola frase.

Il treno è il mondo per come si muove. Il suo fermarsi provocherebbe solo freddo, oscurità e morte. Un concetto di pura meccanica.

Il treno è il mondo perchè in esso è contenuta tutta la società umana. I ricchi mangiano in testa ai poveri, ne abusano e decidono per loro. Questo rende ancor più fastidiosa la ricorrente frase "all'interno del treno tutti hanno un ruolo predefinito". Il film ci vuol dire che, così nel mondo reale, il passaggio di classe può avvenire solamente tramite il versamento di sangue -spesso innocente.
Oltre a questo, si ha sicuramente un sottile richiamo alla distopia Orwelliana, alla manipolazione mentale ed al perenne controllo di un grande fratello chiamato qui "Winston". Qui, a differenza che in orwell, è solo una classe sociale ad esser controllata, non tutte le menti (anche se si può intuire un controllo anche della parte superiore del treno.

Il treno è il mondo per il suo ideale i un re che si somma ad un dio. La storia del culto, l'ideale stesso di dio e di capo mostrati in Winston e nei suoi modi da una parte paterni e dall'altra minacciosi e crudeli.


Snowpiercer è una delle migliori distopie mai ideate. Ha preso esempio da qualunque diavolo di cosa si potesse prendere esempio. Ha raccolto le precedenti opere sul genere e le ha plasmate, unite, lavorate, ha aggiunto del suo alla brodaglia ed ha servito un capolavoro -come ho già detto, rovinato solamente dal finale pietoso.

Si muove attraverso immagini potenti e spesso coperte in maniera magistrale. I personaggi non sono mossi da una loro personalità, ma da un fato simbolico che sta ridistribuendo i ruoli all'interno dell'azione. cambia di posto la società mostrando quello che potrebbe diventare nel suo lato peggiore ed esagerato.

Snowpiercer non sta cercando di creare una storia, non pretende di farlo, vuole invece mostrare un mondo. Descrivere nei minimi particolari l'immagine che un uomo ha avuto nella testa. La visione di un treno che vaga all'infinito usata per spiegare il fallimento della personalità umana in tutti i suoi aspetti. l'odio per il prossimo, il conflitto sociale, ma allo stesso tempo anche la estrema necessità di controllo degli "ecosistemi", che lo porta a creare nature artificiali in cui addirittura i pesci possano sopravvivere.
E' un film esagerato, mai banale, mai scontato... Beh forse un po' prevedibile, ma solo per movimenti della trama necessari.

Poi... Poi c'è il finale
[SPOILER]
Il finale è veramente una merda, non capisco come abbiano permesso l'uscita di tale scempio nelle sale cinematografiche. Chiunque abbia solo pensato che fosse una buona idea far morire tutti tranne il protagonista, mostrare una rivolta completamente ingiustificata e far esplodere il treno senza nessuna diavolo di spiegazione logica rendendo questo film completamente inutile; merita di esser lasciato con il cazo in meo al ghiaccio per 7 minuti come descritto nella sua stessa opera.
Scusate, quello era il braccio.
Non posso pensare che questo film, un'opera con il potenziale bellico per fare il culo ad Hollywood, Bollywood o a qualunque altra premiazione farlocca, abbia sprecato la sua occasione con solamente 10 minuti di riprese.
Chiunque, con una biro nel culo avrebbe potuto pensare a qualcosa di meglio, quindi ho deciso di proporre qualcuna delle mie idee a riguardo:

-Il protagonista si mette alla guida di quel cazzo di treno accettando che il mondo sia stato creato storto e che il sacrificio di pochi possa continuare a far vivere tantissimi altri.
-La cinese, ormai fatta come una pigna, calma la folla urlante mostrando le tette. Il treno esploderebbe comunque, ma nessuno avrebbe qualcosa da obiettare riguardo al finale non-sense
-Il vecchio a cui il protagonista rovescia il buddah all'inizio del film, in realtà è Winston.
-Ai piani alti in realtà non mangiano "bistecca", ma bambini
-Tutto rimane uguale, ma senza il monologo non sottotitolato del cinese prima dell'apertura della locomotiva
[/SPOILER]

Concludendo: Gran film, ma fingete una commozione cerebrale verso gli ultimi 20 minuti e fatevi portare all'ospedale. Avrete fatto una stronzata, ma almeno avrete una scusa per negare a voi stessi la visione di qualcosa che ho trovato completamente inutile nella storia dell'umanità.

Ah -comunque- non ci sono tette, ma parecchie botte.

Voto: 7 vagoni ed un bambino nero
Consigliato: solo i primi 100 minuti

OFF TOPIC

PS: ah! Quasi dimenticavo, il treno è un cazzo di "Vault" mobile.


"E' qui che sei nato ed è qui che timbrerai il tuo biglietto"

martedì

300 L'alba di un pisello

Mi capita di rado di dover interrompere un film




Per quanto qualcosa possa essere raccapricciante, trash e immotivato, solitamente cerco di trovare qualcosa su cui ridere e vado avanti nella visione delle pellicola.
Per la prima volta dopo aver visto gravity (che in effetti non è stato tanto tempo fa, ma rimangono comunque due casi isolati), mi è toccato premere il tasto "pause" e chiudere ogni contatto con lo schermo.

"300: l'alba di un impero" è un film imbarazzante.

Moltissimi sedicenti recensori hanno voluto esprimere il loro parere a riguardo e devo ammettere che alcuni di questi in due minuti hanno saputo dire esattamente quello che sto pensando in questo momento

"il film fa schifo, le tette della tizia si salvano"
[il tizio di "epico tempo di mangiare"]

Ma dato che questo è un blog serio... serioso...decente... Dato che anch'io ho un mio blog, mi sento in dovere di esporre un parere leggermente più esaustivo sui 60 interminabili minuti di film che sono riuscito a reggere.


TRAMA


Temistocle ha ammazzato il padre di Serse.
Serse si è incazzato ed ha dichiarato guerra ai greci.
La guerra non la gestisce lui, ma una topa a caso raccattata (letteralmente) dalla strada.
Da qualche parte in mezzo al film c'è una guerra, per il resto mi son fatto due maroni così solo per cercar di capire questa parte.

LA VERSIONE DI TK



Prima di spiegare meglio come mai abbia tagliato corto sulla trama o semplicemente perchè abbia odiato in questa maniera il seguito di 300, bisogna parlare un attimo di cos'ha rappresentato il primo film.

Non sono in pochi a credere 300 una mitizzazione moderna della battaglia delle Termopili, ignorando completamente l'esistenza del fumetto di Frank Miller (appunto: "300").
Il fumetto ebbe un grandissimo successo, soprattutto negli states e tra gli appassionati nerd di tutto il mondo: un po' per il contenuto, un po' per la storia accattivante, un po' per il tema epico/storico raro da vedere -soprattutto in una graphic novel.
Dopo qualche anno decisero di farne un film, unendo da una parte la meravigliosa storia, dall'altra un incredibile lavoro sulla fotografia e l'uso del greenscreen.
Il film fu un successo e sbancò al botteghino ed al blockbuster.
Il modello della fotografia e l'abuso dello slow motion nelle scene di guerra ispirarono anche un'altra premiata serie televisiva, ovvero Spartacus -tra l'altro sempre a tema storico ed anche quella di enorme successo.
Senza divagare troppo: Frank Miller dovette nuovamente alzare la cornetta per rispondere agli ideatori di 300, che questa volta però gli commissionarono di scivere un seguito della sua prima (ED AUTOCONCLUSIVA) graphic novel. Il seguito si sarebbe dovuto chiamare Xerxes e sarebbe dovuto essere un focus sul personaggio del Re-Dio, con qualcosa della guerra contro gli ateniesi.

Inutile dire che il fumettista non finì il lavoro in tempo (3 anni per Miller sono poco ed ha anche ragione nel pretendere tutto il tempo che gli pare), quindi nel 2011 presero i 2 capitoli su 5 che aveva scritto ed iniziarono a girare.
Quei primi due capitoli sono anche gli unici che danno comprensibilità ai primi dialoghi di questo criptico film di merda.


Questo aborto cinematografico è tutto ciò che c'è di marcio ad Hollywood: un sequel fatto velocemente tentando di sfruttare il successo ancora in auge del prodotto precedente, ricalcatore di ogni singola scena del capolavoro che lo ha preceduto per tentar di emularne la grandezza.
In questo film non c'è una sola cosa che vada bene.

I dialoghi fanno dimenticare l'italiano e probabilmente questa recensione ne sta soffrendo grazie a loro.
I personaggi sono terribilmente privi di personalità.
Ogni singola scena presente nel film manca di giustificazione: dalla chiamata degli spartani (definita non necessaria dallo stesso film) fino alla penosa scena di sesso tra Temistocle e la gnocca di turno (Artemide).
Ogni singolo momento è stato ripreso dal film originale, non mi metterò ad elencare tutti gli elementi in comune perchè  sono tremendamente evidenti.
Tentativi di fare frasi epiche per dare un'identità al film (quindi farsi pubblicità tramite le citazioni su facebook).
Assenza di un filo conduttore in grado di far capire regolarmente la trama.
Sistema di scontri immotivati alla "boss fight" (parlano, combatono, combattono contro uno grosso, parlano di nuovo, combattono di nuovo, altro grosso, ecc...)

Per non parlare del fatto che in realtà volevo mettere all'inizio della recensione: lo slow motion.
I simpson (forse i griffin, boh) tempo addietro fecero una battuta riguardo ad un film di Baywatch girato completamente in slow motion.
questo film fa talmente schifo da non esser nemmeno riuscito a metter Pamela Handerson!

Non esiste un solo motivo al mondo per guardare questo film.
Non è divertente con degli amici, nè come trash, nè come intrattenimento splatter puro (a causa di una censura che è riuscita a rovinare le inquadrature).
Semplicemente, è una versione di 300 con meno battaglie, fatte peggio ed in canoa.

Questo film è terribilmente noioso e privo di senso, non lo raccomanderei nemmeno ad un aspirante suicida. Per quello c'è sempre il film sulla vita degli One Direction -che ha comunque dialoghi migliori di quelli di questo film.

Voto: 300/1000
Consigliato: Assolutamente no.

lunedì

Fist of Jesus: Kickstarter è una cosa bella

Gerusalemme, anno 33 dC.
Un uomo di nome Gesù predica pace e amore ai suoi fedeli.
Un uomo, corre da lui piangendo e gli dice che suo figlio Lazzaro è deceduto.
Gesù tocca la salma ed al suo comando di rialzarsi, essa prende nuovamente vita


COME ZOMBIE


La più antica e solenne trama religiosa su Gesù-ammazza-zombie questa volta è stata usata in maniera incredibile.
Chiunque si definisca un cultore del trash, chiunque abbia goduto sessualmente nel vedere "Jesus Christ Vampire Hunter", chiunque ami lo splatter anni '80 di quart'ordine... Chiunque voglia passare un quarto d'ora tra fragorose e blasfeme risate dovrebbe come minimo dare un'occhiata a questo capolavoro che -non essendo protetto da copyright- ho deciso di postare interamente qui sotto.

Non spenderò molte altre parole per descrivere l'opera quanto chi c'è dietro l'opera: i ragazzi di internet.
Come vi dico sempre, internet è un brutto posto. La vallata della rete virtuale si estende come l'impero di Mufasa e dove non batte il sole possiamo trovare il suo marcio (sfortunatamente) non coltivato e soprattutto non coltivabile. E laddove si erge la valle dell'ombra nell'infinita tela del ragno meccanico, lì troviamo i nodi più lavorati (le perle del web: 4chan e tutto ciò che nel mondo reale verrebbe additato e censurato -esattamente come questo cortometraggio).




Kickstarter col tempo ha guadagnato di diritto un trono spaccato a metà tra la luce e l'oscurità, partorendo cortometraggi sponsorizzati da anonimi, creati da menti illuminate ed ispirate che hanno potuto ideare un gesù che prende a pesci in faccia degli zombie (o fallout lanius, che personalmente mi ha causato un' infinita quantità di orgasmi clitoridei)
Il popolo del web, dimostrando per l'ennesima volta l'unione che solo sconosciuti possono avere, ha permesso non solo di creare quest'opera, ma anche di sponsorizzarne una seconda che presto vedremo nuovamente sul virtual-schermo con il nome di "once upon a time in Jerusalem".


Sarebbe inutile rubare le parole di altri recensori inglesi che mi hanno preceuto nel descrivere (anche meglio di me) questo gioiello della spazzatura, quindi ho deciso di mettere il link che mi ha fatto conoscere questa perla e ricordarvi che il nuovo cinema probabilmente si muoverà solamente attraverso questi metodi.





Un' idea -probabilmente molto migliore, ma di cui si è già ampiamente discusso qualche mese fa su facebook ed affini- è quella di Kung Fury. Sfortunatamente di questo non posso mostrarvi nulla se non il trailer, dove un uomo viaggia nel tempo con un vecchio controller nintendo e dove gli anni '80 tornano nella loro forma migliore: quella che ci ha mostrato l'armata delle tenebre, quella che ci è stata fatta intravedere da Mad Max... Insomma Gore, immotivati, e con tantissima epicità.




Spero che questo Hype moment e questo breve cortometraggio vi piacciano, anche se questa non è stata una vera e propria recensione.


Hype per Kung Fury: OVER 9000
Hyper per Once upon a time in Jerusalem: deppiù

Voto per Fist of Jesus: 10/10 best movie EVER


Link della recensione inglese di Fist of Jesus:
http://www.cineblog.it/post/390745/fist-of-jesus-il-corto-con-gesu-vs-zombie-diventera-un-film

domenica

Protégé: il solito film poliziesco... asiatico

Oh no, di nuovo la corea...


Sono pienamente convinto che la corea stia facendo un ottimo lavoro in ambito cinematografico. A quanto pare in questi ultimi anni ha deciso di destinare parecchi soldi al cinema, fattostà che se una volta ci arrivavano solo dei film orripilanti, ora abbiamo dell'ottimo potenziale... Sfortunatamente nons empre usato al meglio.

Questa sera voglio parlarvi di Protégé, un film che per quanto sia ben girato è partito con premesse orrende.






TRAMA
[SPOILER ALLERT]

Un poliziotto sotto copertura lavora a stretto contatto con uno di quelli che gestisce il solito ambaradan del narcotraffico. gestisce una doppia vita, vive in un appartamento di merda, eccetera eccetera, non c'è bisogno che vi dica che non se la vive bene e tutto il resto vero?

Incontra una donna, da quelle parti sembrano tutte giovani e belle fino alla quarantina, quindi non potrei delinearne un'età particolare... Diamo buona sulla trentina? Diamo buona sulla trentina.
Madre single, nell'appartamento di fronte a quello dell'uomo e-come può accadere solamente nei film- i due s'incontrano per un motivo stupido e l'uomo -essendo dall'animo buono e gentile (e di fronte ad un gran pezo d'asiatica)- decide di darle una mano per la sua situazione economica offrendole di fargli da donna delle pulizie.

Blablabla tra i due nasce una storielluccia-uccia-uccia
Il tizio si becca a carico la gnocca con figlia.
Quel che ancora non sa è il problema di droga della donna, che da fatta come una pigna si concede a lui (che realisticamente, prima di dire qualcosa finisce il lavoro, il che mi è piaciuto un sacco). Oltre ad un problema di dipendenza, la donna ha anche un -non tanto ex- marito più tossico di lei che la vuole obbligare a star con lui ad ogni costo.

La segue fino alla clinica per disintossicarsi, in casa e successivamente in casa dell'uomo una volta che lui la salva nuovamente.
Il tutto finisce con la sottrazione della donna dall'eroe di turno e la sua morte per overdose causato dal marito che le inietta una dose di eroina nel collo.

La parte finale del film consiste nella vendetta dell'uomo, che fa condannare a morte il marito della donna mettendogli addosso qualche chilo di eroina e mandandolo all'aeroporto con la scusa di volerlo sistemare per avere l'affidamento della bambina.
L'ultima scena vede la pargola presa in affidamento dal protagonista salvarlo dall'entrare nel mondo della droga.




LA VERSIONE DI TK


Protégé non è un brutto film, ma non è nemmeno un capolavoro. E' copmpletamente sconosciuto (e non tradotto in italiano), quindi ho pensato di recensirlo solo per il fatto che mi sia finito tra le mani (e perché non ho trovato lo streaming di Machete). Quindi, boh... che dire a riguardo?
Non mi  ha ispirato forti emozioni, ma non mi ha nemmeno fatto vomitare a spruzo sullo schermo. Cerca di creare tensione, fallendo miseramente nella sua impresa per il solo cfatto che facciano vedere il finale all'inizio del film. Senza questo colpo di genio, probabilmente avrebbe guadagnato qualche centinaio di punti in più, ma sfortunatamente, l'unica cosa su cui non doveva far scuola Tarantino è diventata moda in tutto il mondo (ed anche il 7 anime di Muccino ne sa qualcosa).
Certe tecniche dovrebbero esser usate con il contagocce, valutate molto e messe -solo se necessario- in una director's cut dell'opera.

In ogni caso, l'incipit di partenza non era comunque uno dei migliori. La solita storia del poliziotto depresso che trova una donna ed... Ups quella gli viene sottratta proprio da ciò che sta combattendo. Un po' banaluccio, non trovate?
Una trama trita e ritrita, sempre cambiata in pochi particolari, sempre utilizzata male.

Mi è piaciuta molto la critica al mondo della droga e la scena del laboratorio, se quelli non fossero del casi isolati all'interno della pellicola, probabilmente consiglierei vivante questo film, ma sfortunatamente sono stati i particolari a rovinarlo, rendendolo nel complesso poco interessante.
C'è però da dire a suo favore che le musiche sono utilizzate con una maestria incredibile, nel momento giusto e soprattutto con una certa classe nel montaggio.
Oltre a quelle anche la crudezza nel narrare la morte, in tutto il film, è qualcosa di singolare.

Se questo talento fosse stato usato per una trama interessante e se quei pochi particolari non avessero rovinato il tutto sarebbe stato un film incredibilmente toccante (soprattutto perchè si sente un profondo distacco dai metodi Hollywoodiani, il che è un bene)

Voto: 6 tortini di riso su 10
Consigliato: Nì, non ci sono nemmeno delle tette

Nympoh()maniac: Un porno fatto male


Hype moment

Questo film... QUESTO FILM....

Oh mio dio, non riesco a trovare le parole per descrivere l'hype generata da questo capolavoro.
Non ho ancora visto il film e sto letteralmente saltando sulla sedia.


Dopo una settimana di silenzio stampa causato da impegni esterni al blog, speravo di tornare col botto presentando una pellicola bullizzata dai media italiani: Nymphomaniac.




Sto battendo furiosamente sulla tastiera da almeno un'ora nel tentativo di trovare le parole per descrivere questo trailer.
Il solo fatto che ci siano i Rammstein come base musicale mi sta facendo venir voglia di chiudere questa maledetta pagina di word e lanciarmi verso l'ignoranza che sgorgherà dal mio schermo tra pochi secondi.
Per quanto riguarda la presentazione della protagonista poi... Una sorta di Malissa P. dal punto di vista di Lars "von" Tier, un danese che ho sentito nominare poche (ma buone) volte.
E con "buone" vorrei richiamare al Cannes del 2011, dove ha dichiarato -messo alle strette dai giornalisti- di essere un nazista e che in quanto tale avrebbe distribuito in larga scala "Melancholia", il suo ultimo -discreto- film.

E' un uomo con dell'autoironia e con del genio, anche se in passato ha dimostrato di non cavarsela con i momenti morti, pensati più per una distribuione casalinga che cinematografica. Molte volte durante i suoi film si ha come la sensazione che il cameraman sia andato a farsi un caffè e i personaggi davanti allo schermo siano rimasti senza direttive.

In ogni caso, per quanto questa descrizione iniziale sia stata scritta di fretta e con poca voglia (proprio a causa dell'hype generata) io inizio a guardare il film.




IL FILM


"Sono venuto qui per le tette, non per i feels" [cit.]

Oh mio dio.
Potrei parlare di Nymphomaniac per ore.

Un film scandaloso, non c'è che dire. Rimanere davanti allo schermo per tutta la durata del film è impossibile.
Le scene sono incredibilmente crude, narrate con una neutralità sadica da parte di due narratori completamente differenti l'uno dall'altra: un vecchio saggio ed una ragazza trovata svenuta in strada -a dir suo- ritrovatasi lì solamente a causa sua.
In questa prima parte del film (diviso in due volumi, per un motivo che criticherò tra poco) non ci viene detto nulla nè riguardo alla donna, nè riguardo all'uomo. Per quanto la prima stia narrando la sua vita passata ed il secondo il suo presente. Più ci vengono dati dei resoconti autobiografici, meno sappiamo riguardo ai due protagonisti, più vogliamo e pretendiamo saperne.


LA TRAMA
[SPOILER ALLERT]

Una donna viene trovata ai margini della strada da un uomo in viaggio verso casa. Non sappiamo come lei sia finita lì e non sappiamo come mai si rifiuti di far chiamare un'ambulanza al vecchio.
Lui decide di accoglierla in casa per un té, cercando di curarla al meglio delle sue possibilità. E' allora che parte il racconto della vita della donna riguardo alla sua vita di ninfomane, analizzato con il metodo freudiano.

La donna descrive la sua vita da una prima scoperta infantile della sessualità (il "giocare a far le rane" con la migliore amica) fino ad un'adolescenza in cui -come molte ragazze della nostra generazione- avrebbe dovuto darla ad ogni costo.
La sessualità vista come rito di passaggio non è altro che un topòs moderno, un qualcosa che non è ancora diventato "clichét", ma che sicuramente lo diventerà a breve (quindi godetevelo finchè siete in tempo), ma viene narrato in maniera incredibilmente cruda ed allo stesso tempo raffinata-esattamente come il resto del film-. Come ho già detto, il racconto si basa su due voci narranti, quindi se da una parte abbiamo una donna che descrive la sua vita basata sul vuoto "scopare", dall'altra abbiamo il vecchio che la rassicura riguardo alle sue scelte di vita. Le viene quindi introdotta la sequenza di Fibonacci, teoria sempre presente nel film e su cui il racconto mette le sue basi... Di questo però ne parleremo più tardi.

Dopo una breve pausa si passa ad una seconda parte del primo capitolo della vita della giovane. Un immorale gara tra lei e la sua migliore amica a chi si sarebbe scopata più uomini lungo un viaggio in treno verso una meta sconosciuta (sentiti umiliato, Snowpiercer!). Verso la fine della competizione, la protagonista si trova in netto svantaggio, ma l'amica le propone cinque punti per un bersaglio apparentemente impossibile. Un uomo sposato, che aveva rifiutato l'amica poco prima perchè di ritorno dalla moglie.
Inutile dire che la protagonista riesca nel suo intento vincendo lo stupido premio in palio: un paacchetto di caramelle.
Anche qui interviene il vecchio, non giudicando, ma giustificando la ragazza, in maniera innocente e stupida, ma non ridicola.

Il vero secondo capitolo è contrassegnato dalla presenza del primo elemento "romantico" del racconto, narrato in maniera claustrofobica, nel ritorno alla sua prima volta: Jeromé, l'uomo che le aveva preso la verginità, ora a capo di un ufficio dove lei vuole farsi assumere. Inizialmente si nega, poi una volta capito di non poterlo avere fa di tutto per conquistarlo (un po' un classico).

Il terzo capitolo è l'inizio di quello che io giudicherei il più sconvolgente film degli ultimi 10 anni. E sì, sto calibrando attentamente le parole nel dirlo. Non sono mai rimasto così impietrito sulla sedia per la sola empatia con un personaggio. La donna inizia a distribuire gli amanti per le ore della giornata e parte nella sua descrizione con questo "Mr. H", un ospite sgradevole ed appiccicoso, apparentemente innamorato di lei.
H. rimane tanto in casa da occupare lo spazio di un secondo amante, quindi la donna cerca un modo per scacciarlo. Modo che consiste nel dirgli che "per lei non avrebbe mai mollato la famiglia, quindi non aveva senso restare lì per troppo tempo". Qualche minuto dopo, H. si presenta a casa sua con i bagagli e le dice che ha mollato la famiglia per lei. Nella sua mostruosità, H. si è fatto seguire dalla famiglia. Un bambino guarda il padre entrare nella casa dell'amante dalle scale, la madre -disperata- entra chiedendo scusa per l'intrusione. Fintanto che la rabbia della donna viene contenuta, la scena è quasi impossibile da seguire senza tenere gli occhi sbarrati di fronte allo schermo, o senza chiedersi come cazzo sia possibile una cosa del genere. Il regista si è rovinato nel far umanamente scoppiare i personaggi, ma è solo venuto verso il pubblico, nel cercare di non spappolare i nostri cervelli più del dovuto. Grazie a dio.

Se qualcuno avesse -erroneamente pensato- che il film potesse finire anche così, la venuta del bianco e nero preannuncia solo il peggio di un quarto capitolo che deve ancora palesarsi di fronte agli occhi del pubblico.
La morte del padre, in preda ad incubi ed allucinazioni. L'assenza della madre e la presenza costante della protagonista di fianco al genitore morente. Un'agonia sfogata nel sesso e nelle lacrime che la lascia vuota di fronte alla salma. Sotto i crudeli occhi della madre che la giudica per la mancanza delle lacrime.

Il quinto capitolo è solo la descrizione di questo vuoto, colmato a colpi di nerchia e nel momento massimo in cui si accorge di non amare più l'uomo che ha tanto desiderato: jeromé.



LA VERSIONE DI TK



Inizialmente pensavo di partire descrivendo le apparentemente pessime scelte del regista nella narrazione dei primi attimi della pellicola.
Parte tutto nel silenzio. Un intero minuto di schermo nero. Come ho detto all'inizio dell'articolo, il regista è solito fare questi giochetti, anche solo per farti alzare a controllare che la tv non si sia spenta da sola (o che lo streaming non sia partito).
Un gioco che -in altri autori- tenderebbe ad essere più una firma che una presentazione. Non in questo caso.
Il vuoto è ciò che sta alla base del film. Il vuoto dell'organo che la donna tenta di colmare, il vuoto interiore che prova, il vuoto della vita del vecchio che le fa da psicologo.

Il silenzio viene interrotto con quello che sembra (ed è) a tutti gli effetti un video musicale dei Rammstein. Ambientazioni tendenti al nero, personaggi che si alternano sulla pellicola... In realtà anche il merchandising sembra aver visto lo zampino del gruppo tedesco, dato che i personaggi in locandina sembrano essere i componenti del gruppo con qualche topa extra.

In tutta questa parte della mia recensione vorrei però soffermarmi più sulla figura del vecchio che su quella della ninfomane di turno. Della donna ci sarebbe da dire solamente che si da la colpa di tutto quello che le è successo in vita e che si ritiene colpevole di aver distrutto delle famiglie, rovinato delle persone che speravano più in una relazione che in una buona vecchia e sacrosanta scopata senza alcun impegno.
Il vecchio non punta a dare la colpa agli uomini che hanno lasciato le famiglie per andare con unaa giovane e bella donna, non alle persone che potevano semplicemente cambiare bersaglio una volta visto che non ci poteva essere nulla, ma nemmeno alla ragazza.
Lei non viene mai additata dal vecchio, lui non giudica, rimane impassibile ad ascoltare la donna stesa di fronte a lui su un lettino. Se la cosa vi ha ricordato qualcuno in particolare, sappiate che assomiglia anche un po' al buon vecchio fumatore incallito di sigari (forse più per la pettinatura che per altro) e ne applica lo stesso metodo.
Il richiamo a Freud non è affatto casuale ed è stato voluto per esemplificare la guida per eccellenza: la razionalità. Non punta a bloccare l'es della donna, non punta a giudicarla ed a dirle che non avrebbe dovuto far sesso con tutte quelle persone. E' solamente uno spettatore che punta a spiegare alla donna che non deve incolparsi delle sue azioni perchè in sè non hanno nulla di male.


Mi è piaciuto molto il paragone tra il sesso e la pesca. Per quanto all'inizio della pellicola io mi sia chiesto (come tutti, suppongo) cosa diavolo c'entrasse la pesca con il prendere all'amo degli uccelli, il regista usa spessissimo delle metafore naturalistiche (come gli alberi come segno di maturazione e morte, così l'attrazione come la pesca) e riesce a farle funzionare perfettamente all'interno del racconto.

Insieme a queste metafore, ce n'è una che si separa dal gruppo, prendendo ad esempio la matematica: quella sulla sequenza di Fibonacci.
La sequenza di Fibonacci è una figura che viene usata spessissimo in ambito artistico. L'infinito ripetersi della somma di un numero con il suo precedente partendo da 0 ed 1.
Dandola in maniera ancor più terra-terra essa è 0,1,1,2,3,5,8,13...
Una sequenza che prevede una spirale che lentamente va ad allargarsi ed a ripetersi.
Esattamente come la vita della donna che inizia con un 3 ed un 5 (i numeri dei su e giù della sua prima volta) e continua a correre allargandosi e ripetendosi (esattamente come i suoi rapporti sessuali)

Tutto è freddamente calcolato, mostrato attraverso collegamenti ad oggetti nella stanza dell'uomo, con un fascino perverso per i particolari che fa cadere gli occhi persino sulle più minime affermazioni dei personaggi e le bugie che entrambi attentamente nascondono.

Da notare (e se riuscirò prima o poi metterò il fotogramma a cui mi sto riferendo) è il momento in cui i due personaggi dicono di non essere religiosi. Si potrebbe vedere come il solito attacco alla religiosità del regista (e credetemi che in tutti i suoi film si sente veramente un sacco), ma in questo caso è una bugia detta dall'uomo. Una figura decisamente particolare. Ha un nome ebraico, ma allo stesso tempo dice di essersi separato dalla religione. Cosa smentita dal fatto che l'unico quadro (tolto quello di Mrs. H, che si ricorda esser nascosto dietro ad un mobile) presente in casa sua è una madonna col bambino, tenuta vicino al letto. Una decorazione inusuale per un uomo che per primo dice di essere ateo (soprattutto perchè il quadro non è di ottima fattura, bensì di quelli economici.
Sembrerà strano soffermarsi su un quadro di cui non si parla nemmeno, ma le decorazioni nella casa dell'uomo sono quello che manda avanti il film attraverso un intenso collegamento ad oggetti della donna. E' dannatamente strano che l'unico oggetto di cui non si parla sia anche quello che per primo smentisce la prima cosa che afferma l'uomo.

Ultimo accorgimento dev'esser lasciato riguardo alla divisione di questo film in due parti.
Ci sono due tipi di registi a questo mondo: quelli che fanno film per piacere al pubblico e quelli che ne fanno per piacere a se stessi.
Mentre Tarantino nel fare Kill Bill in due volumi ha pensato principalmente al suo portafoglio Lars "Von" Trier ha pensato ai bisogni del pubblico.
Nonostante l'accrescimento dell'Hype (senso di attesa per qualche evento, per chi non lo sapesse) per il volume secondo, creato intelligentemente e senza spezzare eccessivamente la trama, Trier ha pensato bene di lasciare un momento per respirare al pubblico, per accettare quello che è successo nel film precedente -e credetemi, se ne sente il bisogno alla lunga-.
Ed ovviamente anche al proprio portafoglio, ma come disse Gabe Newell, filosofo ed eroe moderno, "perchè vendere un gioco ad un milione di dollari quando ne puoi vendere un milione per un dollaro?"

In conclusione, Nymphomaniac è davvero un grande film, lascia senza fiato e fa venire il bisogno di pause a chi è di fronte alla pellicola. Non è un film per tutti, dato che i soliti rompicazzo hanno bisogno di far notare la presenza di scene di sesso orale vere (ergo sì, vedrete un ciccione che lecca una figa ed una donna che prende in bocca un pene), ma se davvero dobbiamo soffermarci su queste cose nel 2014 ed ignorare un gran film: possiamo anche lanciare la televisione nel cesso e far chiudere tutti i cinema.

Anche se l'ultima non sarebbe una cattiva idea.


Voto: Qualche centinaio di pisellate
Consigliato: Non se volete guardarvi un porno