giovedì

SUBMISSION: perchè io NON sono Charlie

Charb, non Charlie.

Scusate, probabilmente mi sono lasciato contagiare da questa stupida moda... Sapete no? Lo storpiare i nomi d'arte per dare un senso d'amicizia?

Charlie, dato che ora sembra essere diventato il suo nome, nella giornata di ieri non solo si è guadagnato un biglietto omaggio per il Valhalla, ma ha anche dimostrato in una grandiosa uscita di scena come il popolo di facebook possa essere ipocrita ed ignorante.

Oggi non voglio parlarvi di una fottutissima vignetta satirica, no.
Oggi voglio parlarvi di un vero eroe.
Theo Van Gogh, regista.


Questi potrebbero essere i 10 minuti più importanti della vostra vita.
io li spenderei al meglio e con la testa piantata nello schermo.

Prima di tutto voglio partire rispondendo alla domanda che vi starete facendo sull'incipit del mio blog riguardo alla faccenda di ieri. Perchè questo idiota ce l'ha su con Charlie? In realtà le sue vignette -scoperte sfortunatamente solo ieri- non mi dispiacciono, alcune le ho trovate simpatiche ed argute.
Non ho avuto il privilegio di conoscerlo né direttamente né indierettamente prima del fattaccio, ma sono sicuro che fosse un uomo dalle possenti pelotas.
Ho letto qualche sua dubbia citazione riguardante il fatto di morire in piedi, ma mi è sembrata un po' come quella del parmigiano e la pasta al tonno detta da Jim Morrison.
Non ho assolutamente nulla contro un uomo che ieri ha dato la vita -suo malgrado- per una buona causa, trovo che sia stato un eroe in questa guerra fredda e mi dispiacerà parecchio quando tra una settimana sarà cauto nel dimenticatoio.

Se sto scrivendo questo articolo è perchè qui si parla di cinema e prima di lui c'è stato un altro grande uomo che ha dato la vita per parlare direttamente dell'incubo chiamato Islam.
Quell'uomo, come ho detto, si chiamava Theo Van Gogh.
Parente del fratello di QUEL Van Gogh, nipote di uno zio che combattè il nazismo, figlio di un agente segreto.
Attivista politico.
Regista.
Eroe.

Nel 2004 diresse Submission, parte 1. Non riuscì mai a scrivere la seconda, un attivista islamico gli sparò in testa prima che lui potesse farlo.

Durante il processo l'assassino guardò la madre di Van Gogh negli occhi dicendole che non odiava suo figlio, che non era un ipocrita e che non si sentiva offeso da lui, ma non riusciva comunque a comprendere il suo dolore. Perchè lei era un'infedele.

La prossima volta che volete citare V per vendetta, siate originali e citate il 2 novembre al posto del 5. Il giorno in cui la libertà di parola venne oppressa per l'ennesima volta e nessuno condivise merda su facebook a riguardo. Quando Van Gogh venne brutalmente freddato e Submission venne messo su youtube perchè il produttore non voleva fare la stessa fine.

Dopo questa lunghissima premessa, credo sia il caso di arrivare alla pellicola ed analizzarne pro e contro.
Spero di riuscire a strapparvi un sorriso anche questa volta, riuscendo a ricordare in una volta sola sia l'artista di satira che il regista.



IL FILM CORTOMETRAGGIO

MI ero ripromesso di stare serio per le prime due righe almeno... Ma la prima cosa che ho pensato sentendo la musichetta di fondo è stata "oh cazzo, un porno arabo" e poi BAM tette.


Sveglia alle 8 del mattino, uomini delle pulizie in casa. Saluto la mia ragazza trattenendo ancora una scorreggia dalla sera prima perchè... troppo sbatto per andare al bagno e troppo educato per farla a letto? Mi piazzo su facebook ed ad un certo punto il mio sfintere si rilascia da solo. Normale bisogno fisiologico? No. Pagina intasata da Charlie.
Dio, non sapevo di aver scazzato tutti i nomi dei miei amici in questi anni, insomma, se avessi saputo che si chiamavano tutti Charlie, beh sarebbe stata la bazza.
Scrivo il mio status da hipster su facebook, nella stanza a fianco accendono l'aspirapolvere, io accendo submission al solo scopo di rompere i coglioni con questa recensione.
Sono partito con una certa soddisfazione per aver finalmente mollato il gas. MI sono bastati 10 minuti per perdere completamente il sorriso.

Oltre alla pessima colonna sonora da porno mondial casa arabo, una pessima definzione del video (beh quello non credo sia colpa del regista) ed una fotografia da documentario di Fox kids (e vi assicuro che non è buona), ho trovato submissione geniale nella sua semplicità.

Submission: uno dei modi per tradurre la parola Islam. E già qui non sembra partire con fini pacifici nei confronti dei conservatori musulmani.
I miei dubbi a riguardo vengono confermati quando viene lentamente accarezzata con la telecamera una figura femminile. Ha un burqa (il primo che rompe i coglioni su com'è scritto o sul tipo di velo, lo caccio dal blog!) trasparente in corrispondenza delle parti intime. Busto, seni, gambe, parti del corpo sacre per qualunque religione sono esposte alla mercè dello spettatore.
Se la provocazione si fosse fermata qui, per alcuni estremisti sarebbe stata comunque un buon motivo per far esplodere il regista, ma la donna non aveva ancora iniziato a parlare.

Le sue prime parole sono una preghiera, anzi -che dico- TUTTO è una preghiera. Sono dieci minuti di preghiera ad Allah.
Ad Allah, non agli uomini.
Una preghiera dura, forte, ma estremamente rispettosa.
Dubbi filosofici che sono stati fatti da molti cristiani nel corso degli anni. Perchè devo soffrire? Perchè non posso sentirmi libero? Proposti però da una donna che pone domande molto più concrete,
proposte in una traduzione non eccelsa

Amavo un uomo, perchè Allah avrebbe dovuto disapprovare?
Allah disse che l'uomo era protettore della donna perchè più forte. Una volta alla settimana sentivo la forza di mio marito, sulla mia faccia.
Venivo accusata di essere ingrata , trovava sempre una ragione per dubitare di me, poi mi picchiava


Non ho mai mostrato la mia bellezza in pubblico, nemmeno nei piedi o nelle mani. Sono uscita di casa solo con il necessario e solo col permesso di mio padre.
Per qualche momento ho fantasticato. Ho immaginato di sentire il vento tra i capelli o il sole sulla pelle. Di incontrare persone o di viaggiare, solo immaginato ovviamente, per conservare la mia modestia.

Da piccola ricordo che mio zio entrava nella mia camera e che mi toccava in punti... intimi. Non mi piaceva. Lo dissi a mia madre, mio padre ci sentii ed intimò me e mia madre di farlo continuare e di non opporsi. Mi sentii abbandonata dalla mia famiglia, senza protezione.

Ora, magari voi riuscireste a riassumere e tradurre dall'inglese questi dieci minuti meglio di me, ma sono le 8 del mattino ed il cervello in stand by.
Ho deciso di scrivere questo articolo il prima possibile, così che vi possiate rendere conto che non tutti si chiamano Charlie. Oggi alcuni si chiamano Van Gogh.